Lo scorso 18 novembre, presso la Casa Circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro, si è svolto l’evento “Baci a vento. Parlo a te… Rinasco in me”.
Il progetto ” Baci al vento”
Il progetto nasce e si sviluppa nel solco del laboratorio di scrittura e lettura creativa, curato dalla volontaria Ilaria Badolato.
I detenuti della media sicurezza, nel corso dell’anno, sono stati incoraggiati a esprimere le proprie emozioni dapprima con la forma del racconto e successivamente con la veste poetica.
Lo strumento linguistico – ha spiegato Ilaria – permette di stabilire connessioni e relazioni. Lo spazio dell’incontro rappresenta e riassume la parabola dell’esistenza: una vita priva di legami, cieca davanti alla bellezza dell’altro, non può consegnare gioia, non può restituire senso.
Il desiderio dell’incontro è primizia e consacrazione di ogni essere, riflesso della propria condizione. Come la Trinità, l’umano si dispiega nella connessione.
La metafora del bacio, allora, ci sospinge con delicatezza all’approdo: il significato del termine si coglie nell’unione. Toccare, raggiungere, saggiare, conoscere: il significato del termine si coglie nel contatto.
L’associazione Calabria Contatto
Non a caso, l’iniziativa è stata promossa dall’associazione culturale “Calabria Contatto”. La quale – ha spiegato il vicepresidente Cesare Dornetti – ha cercato e voluto fortemente la collaborazione con il laboratorio di scrittura creativa. La cultura getta luce sulla dignità della persona, appartiene all’uomo in quanto tale ed è per questo imprescindibile. Riconoscendo la cultura come potente motore di crescita sociale – ha ricordato poi il presidente dell’associazione, Giuseppe Valerio Guzzi – Calabria Contatto si è sempre spesa e continuerà a spendersi per estendere lo spazio della cultura e portarla in ogni luogo.
Il concorso letterario Calabria in versi
Il legame tra l’associazione culturale e il laboratorio di scrittura creativa affonda le proprie radici nel concorso letterario Calabria in versi. Le tre poesie vincitrici dell’ultima edizione, elaborate sul tema “Calabria: tra infinito e non finito”, sono state interpretate in apertura dall’attore e regista Pasquale Rogato, della scuola di Teatro “Enzo Corea” – Edizione Straordinaria.
L’attore ha dato voce ai brani:
- Cola – di Carmela Laratta;
- Pierrot – di Bartolomeo Bellanova;
- Sono fiori certe case della mia terra – di Teresa Marino.
Il reading poetico
A seguire, i membri del laboratorio di scrittura creativa si sono avvicendati sul palco, evocando con i propri versi l’amata compagna, la figlia, la sorella, la stessa vita: un verbo fatto carne ma non ancora dato al tatto, pulsante e vivo nell’attesa del ritorno.
L’intermezzo musicale
Le letture sono state intervallate dagli intermezzi musicali del laboratorio per stranieri. Voce, saz e tamburo si sono mescolati in una combinazione potente, un’ossimorica trama di vitalità sanguinica e malinconia profonda. Un ragazzo proclamatosi cittadino del mondo ha regalato suggestioni intense, intonando canti della tradizione popolare di una terra, la Turchia, nella quale la bocca dell’Occidente può sognare ancora di sfiorare la sapienza dell’Oriente.
Il cuore del progetto: la scrittura come cura
Al termine delle letture, Suor Nicoletta Vessoni, responsabile nazionale delle consacrate che lavorano nei penitenziari in Italia, ha portato l’attenzione sul cuore del progetto, anticipando l’intervento del sociologo Charlie Barnao, professore presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro. La scrittura – ha spiegato suor Nicoletta – consente di portare alla luce aspetti della personalità sconosciuti, pensieri che difficilmente sarebbero manifestati. In questa prospettiva, lo sforzo del processo creativo può rappresentare una cura, uno strumento che sanando le ferite interiori permette di ristabilire connessioni con se stessi e con gli altri.
Verità e poesia: verità è poesia
Con un delicato intervento, Nunzio Belcaro, Assessore alla Pubblica Istruzione, alle Politiche Sociali, alla tutela degli animali e prim’ancora libraio, ha riflettuto sul valore dei testi elaborati.
La poesia non si nutre di parole forbite – ha osservato – bensì di verità.
Soffermandosi sull’opera intitolata “Vorrei” – e cogliendo l’occasione per ricordare la collega Luana, legata all’omonima canzone di Guccini – Belcaro ha dato risalto alla scelta dell’autore: “vorrei” non è “voglio”, “vorrei” è una volontà che si poggia sul desiderio. Una volontà – si potrebbe aggiungere – manifestata con il tono della preghiera: una volontà leggera, perché chiamata a travalicare il cielo.
L’approccio auto-etnografico
Raccogliendo lo stimolo di Suor Nicoletta, il sociologo Charlie Barnao, si è concentrato sull’approccio auto-etnografico, prendendo spunto dalla propria esperienza umana e professionale. Il docente è stato relatore di tesisti che si sono laureati proprio nel corso della loro detenzione presso la stessa casa circondariale di Catanzaro.
Il metodo dell’auto-etnografia – ha tenuto a puntualizzare il sociologo – richiede un forte impegno, perché presuppone l’analisi della propria esperienza di vita attraverso l’adozione di un approccio quanto più possibile non giudicante.
Il lavoro di tesi – ha spiegato Barnao – ha consentito di individuare e recuperare tratti di personalità e punti di forza della “carriera criminale”, incanalandoli verso azioni positive e costruttive.
I libri come “arma”
Il libri sono un’arma, ha concluso lo studioso, ripensando al colloquio con uno dei suoi tesisti: dove prima c’erano i kalashnicov – gli aveva detto lo studente, trascinandosi la sacca pesante – adesso ci sono questi libri.
Il saluto di don Giorgio Pilò
L’incontro è stato suggellato da don Giorgio Pilò cappellano dell’Ugo Caridi, il quale con un appassionato videomessaggio ha consegnato un’accurata analisi dei testi poetici.
Il dono
Prima del congedo, i detenuti del laboratorio di scrittura e lettura creativa hanno ricevuto l’omaggio di una borsa, con l’auspicio di poterla presto saturare con i libri (è più probabile che la riempiano di sogni, ma non è poi così diverso).
Agli intervenuti rimane il dono di una leggerezza inaspettata, la libertà inconcepibile di uno spazio ristretto in un tempo dilatato: un mondo nel mondo, un grumo di desideri e nostalgia in un orizzonte trepidante di attesa.
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“Baci al vento -Parlo a te…Rinasco in me!”
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