Calabria in Versi 2026: il tocco musicale
La serata finale del concorso letterario Calabria in Versi 2026 (giunto alla sua ottava edizione e dedicata al tema “Calabria Meticcia”) si terrà il 19 agosto a partire dalle ore 18:00 nel suggestivo Museo e Parco Archeologico Nazionale di Scolacium a Borgia (Catanzaro).
L’evento fa parte del cartellone di iniziative estive “Venitinda Fest” e unirà la potenza della parola — tra poesia, racconti e altre scritture — alle sonorità e all’impronta musicale del maestro Fabio Macagnino, in una fusione di suggestioni pronta a regalare grandi emozioni al pubblico.
Dalle radici internazionali alla musica popolare calabrese
Nato a Hilden, in Germania, Fabio Macagnino è un cantautore, percussionista e performer teatrale la cui formazione unisce la passione per la musica all’architettura, disciplina in cui si è laureato prima di conseguire un Dottorato di Ricerca in Pianificazione e Progettazione della Città del Mediterraneo.
Il suo percorso artistico affonda le radici nella valorizzazione e nella reinterpretazione delle tradizioni musicali del Sud Italia.
- Gli esordi (1994-2000): Fonda il gruppo Folia, vincitore delle selezioni calabresi di Arezzo Wave nel 1997, e successivamente dà vita ai TaranKhàn, progetto con cui trasforma la tarantella classica in una forma di “canzone” da concerto.
- Le grandi collaborazioni (2002-2007): Lavora a teatro come attore e percussionista nello spettacolo “Pilato sempre” con Alessandro Haber. Dal 2003 collabora intensamente con Eugenio Bennato, esibendosi in prestigiosi festival internazionali in Germania, Francia e Belgio. Nel 2007 fonda l’orchestra popolare KarakoloFool.
- Il progetto ScialaRuga (2008-2012): Dà vita a un percorso di ricerca sonora che unisce passato e futuro, culminato nel CD omonimo del 2011 prodotto da Eugenio Bennato e Tarantapower, esibendosi in importanti rassegne e festival di rilievo nazionale (tra cui il Kaulonia Tarantella Festival e il Roccella Jazz Festival).
La carriera solista, i libri e la “Costa dei Gelsomini”
Dal 2012 Macagnino intraprende la strada solista, superando la fase di pura rivitalizzazione della tradizione per approdare a un’identità musicale autonoma e matura.
- Il libro “By the Jasmine Coast” (2014): Un vero e proprio Grand Tour letterario e musicale, raccontato con lo sguardo “distaccato” ma appassionato di un uomo nato in Germania e radicato in Calabria, volto a tracciare lo scenario della Costa dei Gelsomini.
- Macagnino Jasmine Coast Band (2015): Un progetto nato per superare la dicotomia tra musica popolare regionalista e musica moderna.
La Maturità Artistica: Da Candalìa a Bioma
La fase di maturità artistica di Fabio Macagnino rappresenta il compimento di un percorso di ricerca iniziato decenni prima. Se i primi anni sono stati dedicati alla riscoperta, allo studio e alla rivitalizzazione delle radici e della tarantella calabrese, la maturità segna il superamento di ogni steccato tra “musica popolare regionalista” e “linguaggio contemporaneo”.
Questa evoluzione si sviluppa attraverso tre pilastri fondamentali.
La sintesi tra dialetto e respiro internazionale (Candalìa)
Con l’album “Candalìa” (2017), pubblicato da Sveva Edizioni, Macagnino compie il salto di qualità definitivo. Accompagnato da mostri sacri della musica italiana e partenopea come Lino Cannavacciuolo, Agostino Marangolo, Paolo del Vecchio, Ernesto Vitolo e Luigi Pelosi, il cantautore abbandona la dimensione puramente folkloristica. I testi, scritti in italiano e in calabrese, diventano strumenti di indagine universale. L’obiettivo non è più solo documentare o preservare la tradizione, ma trovare dei pass-partout sonori capaci di dialogare con un paesaggio musicale globale senza perdere il legame viscerale con il territorio. Questa maturità viene sancita anche dal grande pubblico nel 2021, quando il brano “Canzuni Duci” viene scelto per la colonna sonora del film di Rai 1 “Tutta colpa della fata morgana”.
La contaminazione colta e il sinfonismo popolare (Bioma)
L’apice di questa maturità espressiva si concretizza nell’ultimo progetto discografico, “Bioma” (2026). Il legame tra i Conservatori calabresi e la musica pop-etnica trova qui la sua massima espressione: il lavoro unisce le canzoni del cantautore — eseguite insieme al gruppo Movimento Terra (composto da Alfredo Verdini, Benedetta Romeo, Gabriele Ganda Macrì, Guido Tassone, Rocco Montepaone, Rocco Novella e Saverio Pittelli) — al tessuto sonoro dell’Orchestra dei giovani del Conservatorio di musica “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, diretta da Andrea Francesco Calabrese.
- Il ruolo degli archi e della lira: Registrato dal vivo durante il concerto del 9 marzo 2026 al Teatro Cilea di Reggio Calabria e prodotto da Publidema, l’album trasforma la biosfera in una sonosfera. L’orchestra non funge da semplice “tappeto” armonico, ma agisce alla maniera della tragedia greca, commentando e intervenendo drammaturgicamente. La lira calabrese (rivisitata dal liutaio Vincenzo Piazzetta) dialoga alla pari con i violini, nobilitando gli antichi stilemi agropastorali.
- La parola e la metrica: L’endecasillabo — antico verso della poetessa calabro-greca Nosside — viene piegato alle esigenze comunicative moderne, oscillando tra narrazione epica, lirismo e ironia (come nella “Tarantella locca” o in “Zzafratatrance”).
La visione cosmopolita e la doppia anima
La cifra stilistica della maturità di Macagnino risiede nella sua doppia identità: nato in Germania e radicato in Calabria, l’artista possiede lo sguardo distaccato ma profondamente empatico del “viaggiatore”. Nelle sue ultime opere, come in “Esperia” (che ribalta la prospettiva geografica della Calabria come “oriente dell’occidente”) o in “Io sono un bergamotto” (dove l’agrume diventa metafora della resilienza meridionale), Macagnino dimostra di aver metabolizzato il passato non come un museo da custodire, ma come una linfa viva.
Tra delicate ballate come “Labbra purpurini” e “Preghiera i l’amanti”, le atmosfere impegnate di “Movimento Terra” e la dolce ninnananna “Pupu di li mammi” (su testo di Sonia Serazzi), “Bioma” e la produzione recente di Macagnino rappresentano la prova definitiva che la musica popolare calabrese può uscire dall’isolamento settoriale per farsi arte cosmopolita, capace di abitare sia i teatri sinfonici sia i grandi palchi internazionali. Oggi Fabio Macagnino rappresenta una delle voci più originali della “Calabria Meticcia”, capace di fondere la doppia anima mitteleuropea e mediterranea in un linguaggio artistico universale.
Appuntamento il 19 agosto 2026 alle ore 18:00 al Museo e Parco Archeologico Nazionale di Scolacium per godere del talento del maestro Fabio Macagnino!
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