Catanzaro secondo me

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Un' immersione in Calabria da uno spioncino del capoluogo

Cosa si impara in Calabria?

Foto Doris Bellomusto Donna Calabria Invisibile Calabria Contatto

Ph Doris Bellomusto

A stare, come stanno gli alberi della Sila, come sta il mare, come stanno gli scheletri delle case mai finite, i panni stesi ad asciugare, le fontane senza l’acqua. Si impara a subire. O forse no? Forse si impara a spegnere gli incendi accendendo i fuochi buoni della resistenza; si impara a vendere i libri a domicilio, anche se il domicilio è un ombrellone; si impara ad organizzare un concorso che restituisca a questa terra uno sguardo limpido sulla sua identità perduta (o mancata); si impara che la musica e i libri possono restituire il senso dell’appartenenza a una comunità; si impara a dare spazio ai bambini, a chi suona, a chi scrive, a chi legge, a chi si incanta davanti allo Jonio, davanti al Tirreno, sul Pollino, in Aspromonte, in Sila, a Tiriolo, a Fagnano, a Catanzaro, a Cosenza, a Joggi, a Riace, a Badolato, ovunque ci sia spazio per la bellezza.

La Calabria nascosta

C’è una Calabria nascosta, così ben celata da essere invisibile anche agli occhi di chi la abita. Io la cerco con ostinazione e ogni volta mi preparo a incontrarla con il cuore pieno di stupore. La Calabria non mi stanca, mi inquieta, mi sprona, mi spinge a guardare le cose, tutte le cose che ho intorno e a cercare significati. Questa terra è una domanda aperta, che non ha risposte certe e per questo io continuo a spiarla, a stanarla. Oggi la mia attenzione si rivolge a Catanzaro, la città che in Calabria frequento di più e che riesce a sorprendermi sempre.

È caotica e colorata, le case sono affastellate, non c’è ordine e non c’è logica, ma a me piace. È una città del sud, sincera più di altre, senza volerlo. C’è sempre vento, c’è sempre traffico, c’è sempre in me la voglia di guardarla e stupirmi del mio sguardo innamorato. Non so perché Catanzaro da sempre cattura la mia attenzione, è così e basta, come quando ti piace qualcuno e non sai perché. Profuma di mandorle e arancini, si vede il mare. Mi fa ridere questa città, perché fa di tutto per sembrare borghese, ma non lo è. Qui il vento stropiccia ogni bugia, smaschera ogni verità. È come se il cielo ridesse notte e giorno delle nostre ridicole apparenze.
A Catanzaro Lido questa impressione diventa ancora più nitida, ogni volta che mi capita di andarci mi sento a casa.

Mi piacciono i colori, il disordine, la luce obliqua del pomeriggio, ma soprattutto mi piace una libreria bellissima che sa essere baricentro di un mondo eterogeneo, un mondo dal perimetro indefinito, esteso e vario, come le traiettorie di chi vive altrove e poi ritorna a respirare ricordi, sogni, possibilità.


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