Chi ama si interroga

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Un canto d'amore, nostalgia e di quesiti da affidare al vento

Lo sguardo di Doris Bellomusto continua a disvelare la Calabria

Perché si ha nostalgia del sud?

Perché a sud abita il cuore di chi parte, perché ci sono profumi che non ci sono altrove, per l’origano, il basilico, i peperoni appesi alle finestre. Si ha nostalgia delle voci, delle atmosfere, del senso di appartenenza che si manifesta nella voglia di condividere con i vicini di casa i prodotti dell’orto o le ciambelle, che a sud non sempre riescono col buco. Si ha nostalgia dei ricordi, dei discorsi, delle comari sedute davanti agli usci delle case, dei vecchi e dei giovani davanti ai bar, si ha nostalgia del cielo che si conosce, del mare, delle strade, delle chiese, dei mercati, dei camion che vendono le cipolle di Tropea e le patate della Sila. Perché si ha nostalgia? Perché il sud è un sentimento e il suono delle campane in Calabria mi fa “pregare” anche se non credo. Un miracolo? No, solo una magarìa, agìta dalla dolcissima consapevolezza che ogni ritorno è una luna di miele. In fondo, cos’è una preghiera se non un desiderio d’amore?

Ma cosa si può trovare in Calabria?

Niente e tutto. Si può trovare tanto tempo perso, tanto tempo nascosto e custodito fra tessere di mosaici antichissimi che pochi occhi conoscono. Si può trovare il presente che schiaccia il passato prossimo, il passato remoto che sfida il futuro più lontano. Si può trovare la fiumara secca, gli incendi, i palazzi troppo alti nel cuore della Sila, si può trovare chi suona, scrive, recita e va avanti raccontando il tempo che non abbiamo abitato. Si può trovare il vento, la tarantella, il silenzio. Si può trovare forse una chiave per riaprire case abbandonate e chiese sconsacrate dall’usura del tempo. Si può trovare il conforto e lo sconforto, la meraviglia e il disincanto. Si può trovare una giusta ragione per ascoltare il grido di una terra così.

E cosa si può imparare in Calabria?

In Calabria imparo a custodire le cose che vedo e che mi mancheranno.

Cose che parlano la mia lingua madre, mi dicono che un paese non solo ci vuole, ma è tuo per sempre.

Non si può sciogliere il nodo dell’appartenenza, si può solo stringere o recidere. Io parto  ma in qualche modo resto qui.

Vivo due vite, belle tutte e due e non posso scegliere, né sciogliere niente.

Tengo tutto: le luci, le ombre, le sedie al sole.


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