Corrispondenze immaginate
Lettera allo Jonio. Una lettera azzurra e piena di vento vorrei saperla scrivere per poi affidarla al mare.
Si tratterebbe di una lettera antica, scritta a mano con bella calligrafia, con data e luogo e qualche cancellatura. Ci scriverei di questi giorni buoni, di sole e caldo, nuove amicizie, mare increspato, graffi e tagli, carezze dolcissime, piccole insofferenze, paesaggi inesplorati e suggestioni profonde come la terra che mi sostiene. Parlerei d’amore nella mia lettera azzurra e ventosa. Mi racconterei di quanto l’amore è facile da perdere e da guadagnare, è un gioco a carte o poco più. Direi di quanto è immediato amare i bambini quando ridono e di quanto è faticoso se al contrario piangono, vogliono avere ragione, non ubbidiscono e così facendo ci insegnano che l’amore richiede impegno, pazienza, fiducia nel tempo che passa, ci attraversa, ci trasforma, senza mai chiedere il permesso.
Forme e colori di un messaggio d’amore
La mia lettera azzurra la scriverei con una piuma di gabbiano, ci sarebbero tante macchie a margine e in ogni macchia nasconderei un segreto.
Scriverei una lettera azzurra e piena di vento se solo credessi di più nell’invisibile.
Credo che inizierebbe più o meno così
Lettera allo Jonio
Caro Jonio,
in questi giorni ho imparato da te l’appartenenza, e l’ho distinta da ogni forma di possesso. Mi sono sciolta da legami stretti e poco ariosi e ho fatto spazio a tutte le cose e a tutte le persone che ho sentito autentiche.
Tu mi insegni a restare, andare, tornare, smuovermi senza muovermi. Il mare resta dov’è
sembra viaggiare, ma è l’onda che lo inchioda nel suo eterno movimento. Io ti somiglio,
attraversata e vinta dall’onda del mio tempo, mi muovo e resto immobile nel mio perpetuo viaggio
controvento.
Io non lo so se mi cambiano i giorni, le nuvole, il mare, gli alberi, le voci, le cose che vedo, i libri, i sorrisi, le lacrime, i languori, gli amori. Io non lo so dove vanno a finire i minuti, le impressioni, i battiti del cuore, i brividi, le folate di vento. So che oggi ho visto un vecchio telefono, di quelli grigi con la scritta SIP, so che avrei voluto sollevare l cornetta e parlare al vento delle cose che imparo e disimparo ogni giorno. Lo faccio adesso, con ordine, mi guardo, mi dimostro che esisto, sono qui, fatta di carne, sangue, mare e nuvole e mi disordino e penso a tutte le cose che non so e non voglio apprendere. Io non voglio imparare la misura dell’amore, non voglio apprendere la distanza dalle mie sensazioni, non voglio imparare a distinguere le sensazioni dalle emozioni, non voglio studiare le persone, non voglio studiare le situazioni, non voglio apprendere le buone maniere, non voglio imparare a usare il coltello, voglio che altri mi sappiano incidere nel cuore segreti che saprò tacere.
Voglio somigliare a te.
Ti sono grata e tornerò presto ad abbracciarti.
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