Il Castello di Murat

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La fine dell'Impero di Napoleone

Il Castello Aragonese di Pizzo, detto Castello di Murat fu eretto a Pizzo Calabro nella seconda metà del XV secolo, su volontà di Federico I d’Aragona.
Il Castello di Murat, è costituito da due torri di cui una più grande, detta torre mastra che ha una struttura quadrangolare. La costruzione da un lato è circondata da un fossato, mentre dall’altro si affaccia sul mare. Il Castello Aragonese fu edificato con lo scopo di difendere la costa dagli attacchi saraceni. Venne danneggiato dal terremoto del 1783 che distrusse le camere superiori, ma nel 1790 fu ricostruito a spese dell’amministrazione ducale. Oggi, nonostante la perdita di alcune delle sue strutture, il Castello di Murat conserva quasi totalmente il suo aspetto originario.

Il castello divenne famoso per la storia legata al generale Gioacchino Murat, Re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte, al cui interno venne giustiziato.

Gioacchino Murat, (Joachim Murat-Jordy) fu nominato Re di Napoli da Napoleone nel 1808 e da allora diede inizio a un gran numero di riforme, come l’introduzione del codice napoleonico, del matrimonio civile, del divorzio e dell’adozione, il pagamento di tributi per i grandi possessori di terre, la confisca e il riuso dei beni del clero. Durante il suo regno vennero inoltre realizzate numerose opere pubbliche.

La condanna a morte

Le disfatta di Napoleone in Russia diede un nuovo slancio a tutti i nemici dell’imperatore, e tra questi i Borbone. La sconfitta di Waterloo determinò infine la perdita del trono da parte di Murat e il ristabilirsi dei vecchi regnanti. Nella speranza di riconquistare il potere, Murat, salpò con i fedelissimi alla rotta di Napoli per tentare un ultimo assalto. Nel tragitto, una tempesta e il tradimento di uno dei suoi comandanti, lo costrinsero ad attraccare nel porto di Pizzo Calabro. A quel punto divenne facile preda dell’esercito borbonico. L’8 Ottobre 1815 per Gioacchino Murat e per il suo equipaggio, si aprirono le porte della prigione del castello. A seguito di un processo sommario, il Re venne condannato a morte. La condanna, venne eseguita per fucilazione il 13 ottobre 1815 e, il corpo di Murat, fu trasferito nella chiesa Matrice di San Giorgio Martire per poi essere sepolto in una fossa comune, ricordato soltanto da una pietra tombale.

Oggi, all’interno del Castello, una ricostruzione storica riproduce gli ultimi giorni di vita del Re. All’interno delle celle, nei sotterranei, è stata ricostruita la prigionia. Al primo piano è rappresentata la scena del processo, al secondo piano la cella in cui il Re trascorse gli ultimi istanti di vita e scrisse la lettera d’addio alla moglie e ai suoi quattro figli.

Visitare il castello di Murat significa rivivere in prima persona gli avvenimenti legati alla fine dell’Impero Napoleonico.

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