La Giuria – Parte II

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Un ritratto di Doris Bellomusto e di Ilaria Badolato

La Giuria di Calabria in Versi 2026 vi invita a viaggiare con noi fino al 18 maggio

SEZIONE A- POESIA

Doris Bellomusto

‘Lenta luna’

E tu, luna nascosta
regalami radici
raccontami la pena
della stella che muore.
Io ti darò le rughe
le ossa vecchie
le ceneri disperse
di civiltà remote
e tu, lenta luna
dammi la pelle
nuova della serpe
dimmi se senza nome
esisto ancora.
E il cielo chiude gli occhi
ascolta l’uva spina
il lento via vai delle formiche
la luna si fa piena piano piano
il sangue si corrompe
una vertebra trema
senza rumore e muore
la paura del tempo
ché qui non esiste fine né inizio
e siamo passo, volo, salto
da un cielo all’altro
jiamu e vinimu
senza riparu nè riposu
nè furtuna
sulu a luna
n’accumpagna
strega e puttana
la pazza luna
di chi si stente a casa
solo se guarda il cielo.

 

 Dentro la poesia- Il commento di Roberta Cricelli

Questa lirica pulsa come una creatura viva, arcaica e contemporanea insieme. È un canto circolare, quasi
rituale, che non cerca una risposta ma insiste nella domanda più radicale: esisto ancora, se perdo nome,
tempo, radici?
La ripetizione non è ridondanza, è ossessione, è mare che torna sempre sulla stessa riva, è memoria che
non riesce a lasciarsi andare. Ogni strofa è un’incantazione, un tentativo di strappare senso alla materia che si disgrega: rughe, ossa, cenere. Eppure, dentro questa decomposizione, si insinua un desiderio feroce di rinascita . La pelle nuova della serpe, simbolo potentissimo di mutazione, di continuità oltre la fine.

La luna domina tutto come divinità ambigua: madre e strega, guida e inganno. Non consola, accompagna.
Non salva, osserva. È testimone silenziosa di questo ciclo eterno dove il tempo si corrompe e poi si annulla:
“qui non esiste fine né inizio”. E in questo spazio sospeso, quasi cosmico, l’essere umano diventa
movimento puro — passo, volo, salto — senza approdo, senza riposo.
Ma è nel punto in cui il linguaggio si fa carne che la poesia raggiunge il suo vertice più incisivo:
“il sangue si corrompe
una vertebra trema
senza rumore e muore
la paura del tempo”.
Qui tutto si contrae e si fa esperienza fisica, tangibile. Il sangue, principio vitale,  si altera, si avvicina al limite della disintegrazione. La vertebra, asse del corpo e della stabilità, trema: non crolla, ma vacilla in un silenzio assoluto, intimo, inevitabile. E proprio in questa sospensione accade qualcosa di decisivo: non
muore il tempo, ma la paura del tempo. È un rovesciamento estremo. Attraverso la corruzione e il cedimento, l’angoscia si consuma, si spegne senza rumore.
Il passaggio in dialetto è una ferita aperta, una verità più viscerale: radice linguistica che resiste, che ancora trattiene un’identità quando tutto il resto si sgretola. È lì che il testo si fa carne, terra, appartenenza.
E poi quel finale, ripetuto, scavato, insistito, è essenziale nella sua semplicità: “a casa solo se guarda il
cielo”.
La casa non è un luogo fisico. È uno stato di coscienza. È l’atto di alzare lo sguardo, di riconoscersi piccoli,
dispersi, ma ancora parte di qualcosa di immenso.
L’autrice pare muoversi tra dissoluzione e desiderio di permanere, senza mai scegliere davvero tra le due correnti.

Doris Bellomusto

Doris Bellomusto Calabria ContattoDoris Bellomusto (Cosenza) è una poetessa e scrittrice italiana contemporanea. Laureata in Lettere
classiche all’Università della Calabria, dal 2011 vive a Barga (LU), dove insegna materie letterarie negli istituti superiori. La sua scrittura è profondamente legata alle radici calabresi e si sviluppa tra memoria, identità e richiami al mito, con uno stile lirico ed essenziale attento alla dimensione intima e universale.
Tra le sue opere principali figurano “Come le rondini al cielo” (edizioni Tracce, 2020),“Fra l’Olimpo e il Sud” (Poetica edizioni, 2021), “Nuda” (Ladolfi editore, 2022), “A corpo libero. Esercizi di poesia” ( Le Pecore Nere, 2024) e “Passo a due” (‎Tra le righe libri, 2025), oltre a curare per la casa editrice Le Pecore Nere i testi degli albi illustrati “Ti abbraccio, Teheran” (2023) e “Arianna” (2024). Ha ottenuto il secondo posto al Premio Nabokov con “Nuda” (2023) e al concorso “Le Ragunanze” con  “A corpo libero” (2024), distinguendosi nel panorama della poesia contemporanea italiana. Dirige inoltre la collana poetica “Foglie” per la casa editrice Le Pecore Nere.

SEZIONE B- RACCONTO BREVE E ALTRE SCRITTURE

Ilaria Badolato

Caro amico ti scrivo Speranza

“Caro amico ti scrivo Speranza” è un progetto semplice eppure potente, che nasce da un profondo bisogno di connessione: uno scambio epistolare tra chi, dall’esterno, ha inteso inviare un pensiero di luce e chi, dall’interno, ha scelto di aprire il suo cuore con sincerità e gratitudine. Il lavoro raccoglie lettere piene di fragilità ma anche di forza, memoria, desiderio. Lettere che costruiscono ponti tra persone, connettendo errore e perdono, solitudine e presenza, tempo passato e futuro possibile.
Perché in carcere sperare non è un lusso: è resistere per non morire dentro. Ogni parola scritta o ricevuta è una trave, un tassello, una fune di quel ponte che serve a non farlo crollare.

La speranza non è un’illusione ma un gesto, una parola, una lettera: il coraggio di credere che un ponte si possa davvero costruire, mattone dopo mattone, parola dopo parola, perdono dopo ferita.

Un ponte fatto di carta, inchiostro e umanità.

Dalla prefazione di Ilaria Badolato alla raccolta epistolare “Caro amico ti scrivo speranza” (testo integrale del booklet), frutto del laboratorio di scrittura creativa presso la Casa circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro.

Tra le righe-Il commento Federica Nanci

Parlare di speranza, tra le mura di un carcere, è “scegliere ogni giorno di non spegnere il cuore”. Con queste parole esordisce l’epistolario “Caro amico ti scrivo Speranza”, un ‘opera profondamente toccante che punta alla costruzione di “un ponte fatto di carta, inchiostro e umanità”, assurgendo a vocabolario di un nuovo lessico dove la speranza è definita come un “atto di resistenza”, assenza di rassegnazione alla necrosi interiore. Il Logos assume valore nella sua dimensione performativo-costitutiva, dimostrandosi capace di attraversare la materia allo stesso modo di un fotone: le sillabe sono mattoni e particelle d’energia abbacinante. Il libretto documenta così il tentativo antropologico di trasformare il carcere da
luogo liminale d’esclusione a spazio transitorio di riconnessione umana.


Ilaria Badolato

Ilaria Badolato Calabria ContattoIlaria Badolato nata il 19 maggio 1990 a Catanzaro, è insegnante di danza presso la scuola a.s.d Maison de la danse e osteokinesiologa, impegnata a portare il valore dell’arte anche nei contesti educativi e sociali. Il suo lavoro nasce dall’incontro tra corpo, espressione e relazione, con l’obiettivo di favorire percorsi di crescita personale e consapevolezza.
Collabora con l’associazione Oikos, attraverso cui promuove interventi rivolti ai giovani del territorio e ad
alcune delle realtà più fragili presenti nella diocesi di Catanzaro-Squillace, utilizzando il movimento e la creatività come strumenti privilegiati di inclusione, espressione e ascolto.
Accanto all’attività sul territorio, presta servizio presso la Casa Circondariale di Catanzaro “Ugo Caridi”, nel reparto di media sicurezza, dove conduce laboratori di scrittura e lettura. In questo contesto, l’arte diventa spazio di espressione, riflessione e possibilità di riscatto.

Cammina con Doris, Ilaria e tutti noi, partecipa a Calabria in Versi e aspetta i prossimi “episodi” per scoprire di più sulle giurie dell‘ottava edizione!


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