SEZIONE A- POESIA
Girolamo Cangemi
‘DIARIO DALLA TERRA DI MEZZO’
Ti leggo dal diario di una terra di mezzo
da un’isola di madrepore che non c’è
nella fretta di un caffè al bar lasciato a metà
è andato via anche il clochard che dormiva nel parco
qui il vento soffia sempre di bolina
e l’indifferenza gela i sottopassi
a settentrione la guerra è una tv che non smette
sul mare a sud il sole domani brillerà per un altro
anche se ti sei rifatta la tinta ai capelli
la crepa sul muro è rimasta la stessa di una volta
la luna più il lago meno il tempo perso
esattamente la formula di quello che non siamo stati
ma il canto più antico è del bicchiere di cristallo
che fa un rumore di luce quando cade
Un altro giorno alle spalle a dire domani
e tu com’eri e ancora prima come fosti
e ora quella che sei aggrappata al tuo aoristo
e dopo quella che sarai in fine un’altra ancora
tu che mi guardi con occhi opachi il cuore
e io e il mio ottativo che più non ti attraversa.
Dentro la poesia- Il commento di Federica Nanci
Nel “Diario dalla terra di mezzo” Cangemi intreccia fotogrammi urbani e riflessioni esistenziali.
Il titolo, esteso all’opera stampata per Dialoghi nel 2025, non rimanda alle fantasiose lande tolkieniane, ma si fonde con la coscienza dell’io parlante, oggettivata nello spazio che – pur assumendosi quale mediano – trascina l’inclemenza del vivere, da declinarsi tanto quale “tempo vissuto” quanto – ed ancor più – come “tempo non vissuto”. Appare “desolata”, questa terra di mezzo, in cui campeggiano: l’indifferenza che gela i sottopassi, la guerra che non cessa, la crepa sul muro che fagocita l’ingenuità della tintura tricologica, il vano – e perciò tanto più misero – sforzo di celare gli effetti del tempo che trascorre. Nulla permane e nulla può tornare, se non quella crepa sul muro, tutto quanto passa e si trasforma: un altro giorno alle spalle a
dire domani. La poesia è un continuo contrapporsi tra ciò che non muta perché transitato per la cruna dell’ineluttabile e ciò che è destinato a svanire, un eternarsi sì ma nel passato (e ora quella che sei aggrappata al tuo aoristo), un tempo che non lascia ancora asilo al desiderio, all’ottativo che più non attraversa. Forte è l’eco di Montale nella trasfigurazione degli oggetti, in quella stessa crepa sul muro che torna quasi ossessivamente nelle poesie della raccolta, tracciando un’estetica della lesione, come l’anello che non tiene, l’elemento che disvela, la fessura che propaga la luce (There is a crack, a crack in everything.That’s how how the light gets in: Anthem, Leonard Cohen). C’è ancora Montale nella solennità che traspare dal tono di questo monologo dialogico, dove c’è un tu ripetuto, quasi martellante e un io che preferisce evaporare nelle cose. C’è la malinconia cittadina, ironica e rassegnata, tipica di Larkin; c’è lo squallore urbano eliotiano, la sensazione di una modernità frammentata e priva di centro, un lessico iperrealistico e quotidiano incanalato verso la direzione simbolica e metaforica. E c’è un’apertura alla speranza che spiazza, annidandosi persino nell’insospettabile luogo del titolo: in quella medianità che evoca per sé la possibilità di un luogo nuovo. Domani il sole brillerà per un altro, noi non saremo più e questa terrà svanirà con il respiro, ma forse ci sarà un altrove. Lo sguardo disilluso del Cangemi non annichilisce l’anelito della resurrezione ma lo consegna alla “liturgia” del quotidiano, al canto del bicchiere di cristallo che fa un rumore di luce quando cade.
Girolamo Cangemi
Girolamo Cangemi è nato nel 1951 e risiede a Polistena (RC). È risultato vincitore e finalista di diversi premi per la poesia tra i quali: “Calabria in versi”, “Ischia Isola Verde”, “Il giardino di Babuk”, “Premio Pomezia”, “Premio speciale della giuria Città di Latina” e medaglia del Senato al concorso “Memorial Guerin Cittadino” di Rende (CS). Diario dalla terra di mezzo è la sua nuova silloge.
SEZIONE B- RACCONTO BREVE E ALTRE SCRITTURE
Luca Calvetta
‘Il mare nascosto” (lungometraggio, 2023)
Il mare nascosto è un’opera poetica e politica, un film corale che supera i confini tra cinema, teatro e documentario, tra realtà e immaginazione. Liberamente ispirato alla favola di Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe, questo lavoro è un viaggio interiore e fisico attraverso luoghi misteriosi, personaggi inattesi, volti e lingue, è una ricerca sul potere salvifico dell’arte, sulla libertà di essere sé stessi e riappropriarsi del proprio futuro, sulle ingiustizie del nostro tempo. Il mare nascosto restituisce ai senza voce parole che non hanno mai avuto, illumina i fondali dimenticati della Storia. Un film da leggere come un libro e un libro da guardare come un paesaggio. Il pellegrinaggio di un ragazzo venuto da lontano (come nella favola, ma trasposto nella contemporaneità) diventa allora scoperta del nostro sud e di tutti i sud del mondo, delle sue storie e della sua fragile bellezza. Il suo sguardo interroga ciascuno di noi. In ogni luogo. Perché, come dice il protagonista di questo film, magistralmente interpretato da Ascanio Celestini: “Dove finisce il mio teatro inizia forse il mare e il mare non finisce”.
Interamente girato in una Calabria misteriosa e affascinante (i luoghi costituiscono un vero e proprio personaggio), Il mare nascosto è interpretato da Ascanio Celestini, Marco Leonardi, Anna Maria De Luca, Carlo Gallo, Carmelo Giordano, Nadia Kibout, e per la prima volta sullo schermo il rapper Kento, lo scrittore Gioacchino Criaco, il giovane poeta Mohamed Amine Bour e la sorprendente Josephine Faraci.
L’eco del cinema- Il commento di Roberta Cricelli
C’è una Calabria che non si lascia raccontare facilmente, un crogiolo di contraddizioni stratificate, un luogo che continua a mutare senza mai chiudersi del tutto. In “Il mare nascosto”; di Luca Calvetta, questa Calabria emerge quale nucleo di metamorfosi incessanti. Come nei passaggi più riflessivi de Il Piccolo Principe, il film invita a cogliere ciò che pulsa tra gli spigoli delle cose, tra le correnti e i riflessi.
La regia di Calvetta è lenta e attenta, simile al respiro dei pini marittimi lungo la costa e al calore dei pomeriggi estivi che curvano la quotidianità. Ogni inquadratura diventa un quadro, ogni riflesso sull’acqua una parola muta, ogni lieve movimento della vegetazione una storia da ascoltare. I silenzi non sono vuoti:
parlano di assenze, di memorie, di legami invisibili che uniscono il territorio alle persone. Qui emerge una Calabria lontana dagli stereotipi, fragile e intensa, una Calabria dalla tessitura pasoliniana, che conserva l’ancestrale connessione tra la vita della gente e la forza del paesaggio. La voce di Ascanio Celestini guida lo spettatore in questo viaggio poetico e civile. Calda e profonda, attraversa le immagini come un filo che collega visibile e invisibile, intime confessioni e riflessioni sociali. La sua lettura fa vibrare lo spettatore come se stesse ascoltando racconti intorno a un fuoco, dove le parole diventano ponte tra generazioni, luoghi e memorie.
Il mare assume qui un ruolo centrale e quasi mitico: non è solo sfondo scenografico, ma organismo vivo, capace di segnare il tempo e lo spazio, di modellare le coste e l’anima dei suoi abitanti. Ogni onda, ogni increspatura della superficie, ogni variazione di colore diventa parte del racconto. Il mare è custode dei desideri e delle memorie, luogo di contemplazione e di fuga, compagno silenzioso delle vite che percorrono le strade costiere. I flutti parlano di storie antiche, le correnti tracciano percorsi invisibili, le scogliere
custodiscono segreti di sale e luce. È una presenza che attraversa il corpo e l’anima, invitando a un ascolto profondo del mondo, ricordando quanto il legame tra uomo e natura possa essere sublime, sottile e sacro. Il film dilata il tempo e lo spazio senza fretta. I paesaggi, sospesi tra ieri e oggi, diventano materia viva di un racconto che intreccia estetica ed etica. I dettagli più minuti si fondono in un ritmo contemplativo che avvolge lo spettatore, costringendolo a respirare insieme alla terra e al mare.
Calvetta esplora anche la Calabria meticcia, fatta di storie stratificate che convivono senza soluzione di continuità. È un luogo dove le memorie del passato dialogano con il presente e lasciano spazio al futuro, dove la storia dei territori si mescola con la vita delle persone e i segni di modernità e tradizione si intersecano. La Calabria scevra dalle esemplificazioni è una terra che parla piano e chiede di essere ascoltata con attenzione.
“Il mare nascosto” è un progetto indipendente nella sua natura pragmatica ed onirica che invita a fermarsi, a percepire il respiro dei luoghi, a sentire ciò che non appare subito ma pulsa tra i silenzi e le onde. Ogni scena diventa esperienza sensoriale ed emotiva: il movimento lento delle acque, il calore della luce, il profumo del mare che si mescola agli agrumi e agli ulivi, il rumore lontano delle barche, tutto diventa strumento di narrazione. La Calabria di Calvetta non si mostra mai completamente, ma si svela a chi sa ascoltare, a chi accetta di percorrere lentamente le sue coste, di entrare nei suoi silenzi e di coglierne i segreti più profondi, trasformando ogni attimo in poesia, memoria e canto di un Sud che non finisce mai.
Luca Calvetta
Luca Calvetta è nato a Ginevra e ha trascorso la sua vita tra Roma, Parigi e Bruxelles. Ha conseguito una laurea in Scienze politiche e un Dottorato di Ricerca in Teoria politica alla Luiss Guido Carli di Roma. Ha fatto esperienza alle Nazioni Unite di Ginevra e nella comunicazione culturale a Parigi. Il World Economic Forum di Davos lo ha nominato Young Global Shaper. Ha lavorato per 7 anni a di Martedì, il programma di Giovanni Floris, in onda in prima serata su La7, per cui ha scritto la parte culturale e di approfondimento.
Ha poi collaborato con la Rai a quattro edizioni della serata finale del Premio Campiello di letteratura, trasmesse dal Teatro La Fenice di Venezia.
Cosmopolita da sempre, conserva uno stretto legame con la Calabria, terra di origine della sua famiglia paterna. Ispirandosi alla vita e all’opera dell’antropologo Vito Teti ha realizzato il documentario Il paese interiore, nel tempo libero e a costo zero, liberamente visibile su Vimeo, fuori da qualsiasi logica commerciale. Del documentario, senza alcuna campagna stampa, hanno parlato il domenicale de Il Sole 24 ore, La Repubblica, La gazzetta del mezzogiorno, e numerose testate, tv e radio locali. Il mare nascosto è stato presentato in anteprima assoluta nella serata di apertura dell’Ischia Film Festival 2024 in selezione ufficiale e poi al Social World Film Festival e all’Ortigia Film Festival, fuori concorso.
Ha ricevuto il premio come Migliore Documentario al Magna Graecia Film Festival 2024; i premi come Miglior Lungometraggio al Caorle Film Festival 2024, al Lecce Film Festival 2024, al Garofano Rosso Film Festival 2024 e al Versi di Luce Film Festival 2024; Premio alla Regia, al Miglior Attore Protagonista (Ascanio Celestini) e alla Miglior Attrice Non Protagonista (Anna Maria De Luca) al Tropea Film Festival 2024; Premio alla Miglior Regia all’Asti Film Festival 2024; Menzione d’onore al Festival del Cinema di Cefalù 2024 e Menzione Festambiente – Legambiente al Clorofilla Film Festival 2024.
Cammina con Girolamo, Luca e tutti noi, partecipa a Calabria in Versi e aspetta i prossimi “episodi” per scoprire di più sulle giurie dell‘ottava edizione!
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