La Giuria – Parte I

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Un ritratto di Alfredo Panetta e di Ippolita Luzzo

La Giuria di Calabria in Versi 2026 vi invita a viaggiare con noi fino al 18 maggio

SEZIONE A- POESIA

Alfredo Panetta

‘I SMIRNI A CUTRONA*

Eu chi scrivu, singu nta carta
tu chi zzappi, zappa cchjiù forti
cu vola mbeci u staci suspisu

u ndi dici a sthrata ‘i Smirni a Cutrona.

Cu navica a vista sup’a Internet
nommu perdi temphu, u pubblica puru
e chjiama a munzeji amici e nimici
u ndi mosthra u caminu ‘i Smirni a Cutrona.
Cu mangia ora nta pethra ‘i siliciu
i cannarini mu stuta, u dassa u mangiari
si ndavi a sapiri, i chjiova nta lingua
qual esti u distinu ‘i Smirni a Cutrona.
Chistu è ‘n doluri chi siggi lùcia
nci sunnu cruci sputati ‘i sangu
e sònna mpiccati sup’a spiaggia
è sagra a via ‘i Smirni a Cutrona.
Cu staci sturiiandu m’arza u guardari
cu staci molandu mu stendi li mani
cu staci arridendu, m’u faci cu amuri
nc’è tantu bisognu a Smirni e a Cutrona.
Puru u ccittu si vaji sgulandu
du fundu du mari è tani du cori
nc’è u vacanti e l’immenzu, a paci
u rigori inta via ‘i Smirni a Cutrona.
Stavota no, nuju u s’assenta
esti a pietà chi ndi voca, l’orrori
i spaji ò muru, nu gruppu dintra
u si permettu u Diavulu u staci fora!
E manca nu passu, n’unda lentha
chi duna paci è nervi, ristoru
nc’è na folia ‘i hjiatu sutt’è pethruji
chi sutta tterraru i pellegrini ‘i Smirni.


Una traduzione del brano


DA SMIRNE A CROTONE

Io che scrivo, incido su carta
tu che zappi, zappa più forte
chi vola invece resti sospeso
a indicarci la strada da Smirne a Crotone.
Chi naviga a vista su Internet
non lesini il tempo: pubblichi, posti
chiami a raccolta gli amici i nemici
ci mostri il cammino da Smirne a Crotone.
Chi sta cenando sulla pietra ollare

spenga la gola, abbandoni la tavola
urge sapere, i chiodi alla lingua
qual è il destino da Smirne a Crotone.
Questo è un dolore che esige luce
ci sono croci sputate di sangue
e sogni impiccati sulla battigia
è sacra la via da Smirne a Crotone.
Chi sta studiando elevi lo sguardo
chi sta piallando protenda le mani
chi sta ridendo, lo faccia in amore
ce n’è bisogno a Smirne e a Crotone.
Anche il silenzio si sta sgolando
dal fondo del mare alle tane del cuore
c’è il vuoto e l’immenso, la quiete
il rigore sulla rotta da Smirne a Crotone.
Stavolta no, nessuno si assenti
è la pietà che ci chiama, è l’orrore
le spalle al muro, un groppo dentro
non osi il diavolo chiamarsi fuori.
E manca un passo, un’onda lenta
che dia la pace ai nervi, ristoro
c’è un nido d’aliti sotto il pietrisco
che han sotterrato i viandanti di Smirne.

*La notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 a Steccato di Cutro (KR) naufraga un caicco che trasporta circa 170 migranti. Nel naufragio perdono la vita 95 persone, di cui 34 minori. Il natante proveniva da Smirne, in Turchia, era probabilmente diretto a Crotone.


Dentro la poesia- Il commento di Federica Nanci

Puru u ccittu si vaji sgulandu
Anche il silenzio si sta sgolando
In questi versi, Panetta porta a compimento la sua cifra stilistica, coniugando l’impegno
civile con un lirismo viscerale, intriso perlopiù di ritagli biblici: le croci sputate di sangue,
il chiodo nella lingua, i sogni impiccati.
L’autore trasforma la cronaca in sacralità (“è sacra la via…”), elevando i migranti a
“viandanti” e la loro sofferenza a un richiamo etico universale (l a pietà).
La chiusura costante, “da Smirne a Crotone”, è come un mantra che trasforma la rotta
migratoria in una sorta di via crucis laica, conferendo al testo una marcata musicalità.
L’Autore rifugge così la trappola della poesia di denuncia “pura”, del freddo manifesto
politico.
Dalla “pietra ollare”, dettaglio domestico, quasi borghese, all’ossimorico “silenzio che si sta
sgolando”, la poesia viene talvolta adulterata dalla realtà, a tratti il lirismo si fa meno
astratto, a tratti diventa più urgente e potente.
“Esti a pietà chi ndi voca, l’orrori”\;È la pietà che ci chiama, è l’orrore“, questo verso
disvela tutta la poetica dell’Autore, nucleo generatore e filo che si svolge dalla prima
all’ultima silloge: l’incapacità di voltarsi dall’altra quando si consuma una tragedia
universale, l’antropologia del dolore, inteso – quest’ultimo – come fatto culturale che non
può restare emarginato nel perimetro di un’esperienza privata.
Non basta sapere ma è necessario sentire: quel “groppo dentro” , quella sensazione fisica
trasmessa dalla bellezza del verso, preclude l’ignoranza dell’orrore.
E la scelta di verbi come “incidere” o “piallare” è funzionale alla fatica del poeta che quasi
diventa un artigiano.
In Panetta, il dialetto non è mai un esercizio di folklore, ma una lingua “scavata”, ossea,
che traduce una forza arcaica e materica, una “lingua del sacro” che promana dalla
memoria delle cellule.
Questa fisicità della parola non si disperde nella traduzione italiana, là dove termini come
“zappa”,” pietrisco” “groppo”; sono retaggio di una dimensione contadina e millenaria che
si affianca alla modernità di “Internet”; senza farsi tuttavia annichilire.
In un vortice di termini forti, quasi brutali (sputate di sangue, sgolando, groppo), compare
come una sorta di epifania, la flebile colonna di fumo che si leva dalle ceneri di un fuoco
spento: l’immagine del nido d’aliti , suggestione estremamente dolce e delicata che riporta
l’umanità al limite tra cielo e fango.


Alfredo Panetta

Alfredo Panetta Giuria Calabria in Versi Calabria Contatto

Photo by Gisel Romero

Alfredo Panetta (Locri, 1962) vive da anni a Milano. Con l’opera d’esordio, Petrhi i limiti /Piete di confine (prefazione di Dante Maffìa, Moretti & Vitali, 2005, edizione ampliata 2021 con prefazione di Giancarlo Pontiggia) riceve i premi Montale, Rhegium Julii, Albino Pierro. Dopo Na folia ntè falachi/Un nido nel fango (prefazione di Nerina Garofalo, CFR 2011 – Premio Pascoli), Diricati chi si movinu / Radici mobili (prefazione di Piero Marelli, La Vita felice, 2015) e Thra sipali e sonnura / Tra rovi e sogni (postfazione di Manuel Cohen, Puntoacapo, 2018 – premio Di Liegro), nel 2021 pubblica Ponti sdarrupatu / Il crollo del ponte (prefazione di Giovanni Tesio – premi San Domenichino, Miglianico, Limbiate). Nello stesso anno, in collaborazione con Giovanna Sommariva, pubblica Canthu e contracant /Canto e controcanto (prefazione di Manuel Cohen, Puntoacapo). Già vincitrice del Premio InediTo-Colline di Torino nel 2024, la sua ultima raccolta, ‘Ndrangheta, trova compiutezza nell’edizione di Passigli Poesia, 2025, con prefazione di Antonella Anedda e nota di lettura di don Luigi Ciotti.


SEZIONE B- RACCONTO BREVE E ALTRE SCRITTURE

Ippolita Luzzo

Io non sono una donna del sud

Io non sono una donna del sud

Non ho mai fatto la salsa di pomodoro

Le melanzane ripiene, la conserva di peperoni.

Non ho mai insaccato una salsiccia, non l’ho mai bucherellata

Mi fa senso il sanguinaccio, non lo mangerei mai

Non pranzo dalla suocera, però l’ho tanto amata

Non vado a matrimoni, battesimi e prime comunioni

Non vado neppure ai funerali.

Come potrei salutare quelle persone

Affrante

messe lì,

in fila indiana

Non conosco il parentado, non ricordo i vari gradi

Mi sfuggono gli intrecci, proprio quelli più succosi

Mi distraggo e poi apro le finestre, tiro giù le tende

Su balconi spalancati.

Non spedisco barattoli a mio figlio, non stiro le camicie

E poi non mi nascondo non dico- ho un impegno-

E non ho mai gente a casa, a volte solo amiche

Non ho mai abitato qui,

non ho mai vissuto qui, ma ora che lo vedo,

ne sono tanto fiera.

Il sud lo porto nel sangue, nel suo colore, nel suo calore

Nella storia, nel presente,

nel mio viso da bambina

Nel dolore delle mamme,

delle donne

Sempre attente, sempre pronte

Sempre vigili e custodi

di una cura sempre eterna.


Tra le righe- Il commento di Roberta Cricelli

Un testo che si muove per sottrazione, scartando con decisione ogni tentativo di incasellare l’identità dentro una matrice territoriale fatta di riti, abitudini e aspettative. L’autrice dichiara “non sono” come atto di libertà, come rifiuto di un copione già scritto e in questa distanza prende forma una voce autonoma, non riconducibile a stereotipi.

Eppure il Sud non scompare, anzi: riaffiora in modo più sottile e profondo, quasi carsico. Non nei gesti codificati, ma nella sensibilità, nella memoria, in una vibrazione intima che attraversa la parola, la sensibilità culturale quotidiana e spumeggiante. È un’appartenenza che non ha bisogno di essere esibita, perché vive già nel corpo, nello sguardo, nella percezione del mondo. Nel finale, il richiamo alle donne raccoglie e custodisce questa eredità invisibile: una forza silenziosa, vigile, che solca il tempo e si fa presenza continua. Qui l’identità si ricompone, lontana da ogni cliché e si rivela per ciò che è davvero: non imitazione, ma essenza interiorizzata, discreta e profondamente radicata.


Ippolita Luzzo

Ippolita Luzzo Giuria Calabria in Versi Calabria Contatto
Ippolita Luzzo crea il Regno della Litweb a giugno 2012 e si occupa di buona e vera letteratura nascente accompagnando da 14 anni autori sconosciuti fino al loro affermarsi sul panorama nazionale. Fa parte della giuria del Premio Malerba a Roma e della Giuria di qualità dell’Indiscreto a Firenze. Suoi pezzi di prosa poesia sono pubblicati su varie riviste letterarie nazionali.

Cammina con Alfredo, Ippolita e tutti noi, partecipa a Calabria in Versi e aspetta i prossimi “episodi” per scoprire di più sulle giurie dell‘ottava edizione!


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