L’onda del Magna Graecia Film Festival: flash della prima giornata

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Gli ospiti, le colonne d'oro dell'orafo Gb Spadafora e i semi del MGFF.

Dopo avervi fatto dare una sbirciatina all’anteprima del Magna Graecia Film Festival, facendovi conoscere pure la sua nuova costola, il Magna Graecia Food Feast (dedicata a promuovere l’enogastronomia locale), Calabria Contatto è pronta a riavvolgere insieme a voi il nastro di queste otto intense serate sperando di restituirvene l’emozione, la traccia glamour e perché no anche il senso più duraturo, connesso in svariati modi a questa terra.

La scommessa ventennale di Gianvito Casadonte.

Parla ad una Soverato curiosa ma forse ancora diffidente, un giovanissimo Gianvito Casadonte nelle immagini che scorrono in apertura di serata per celebrare i vent’anni di una kermesse che fin dai suoi albori ha attirato l’attenzione di grandi maestri del cinema italiano tra cui Ettore Scola che la “ battezzò”. L’ideatore della manifestazione si rivolgeva alla platea affermando convinto che il festival sarebbe diventato grande, invogliando chi ci credeva ad appoggiarlo fin da subito, al netto delle difficoltà e delle amministrazioni cangianti, per iniziare un cammino che attraverso il cinema e la bellezza creasse opportunità per le giovani generazioni.

Nel 2023, quella che poteva sembrare l’utopia di un giovane uomo è la realtà di un capoluogo che ha abbracciato ormai stabilmente la manifestazione ed ha accolto nomi stellari, tenuto a battesimo giovani promesse del grande schermo (davanti e dietro la macchina da presa), dando impulso virtuoso all’indotto economico turistico.

Credo nel potenziale di questa terra, diceva allora Casadonte e lo ha ribadito nel ringraziare il gruppo di lavoro (cresciuto nel tempo), gli sponsor ,i cittadini che lo hanno sostenuto e raccogliendo l’apprezzamento del sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita, il quale ha riconosciuto alla rassegna un valore attrattivo ad ampio raggio.

<<Il cinema italiano ci ha inondato d’amore, questa è stata la più bella e gratuita pubblicità per il festival. Siamo riusciti ad avvicinare la gente al cinema di qualità e alle sue “stelle”, dando spazio al talento e rendendo fruibili pellicole che non godono di un’ampia distribuzione. Non c’è soddisfazione più grande di vedere un’arena gremita di occhi gioiosi>> .

“Per quanta strada ancora c’è da fare amerai il finale” canta Cesare Cremonini e queste parole di Gianvito Casadonte paiono proprio una parabola felicemente tangibile.

Ivana Lotito: la madrina con la fiaccola magnogreca.

Per un volto familiare che ritorna, (l’ormai affezionata e garbata presentatrice Carolina Di Domenico) un altro fa capolino per impreziosirne la cifra di talento e femminilità.

Ivana Lotito, madrina della ventesima edizione si presenta alla città dimostrando di aver colto pienamente lo spirito del Mgff.

La brillante attrice pugliese (la ricorderete nel ruolo di Azzurra nella serie “Gomorra” o in quello di Angela in “Cado dalle nubi”) che si destreggia tra teatro, cinema e tv ha definito il festival:

 <<Un manufatto artigianale progressivamente trasformatosi in una poderosa e complessa fucina culturale, capace di porre al centro, alla maniera greca, l’arte, espletandone la funzione intrattenitiva ed educativa, ripartendo dalle radici. Un festival pieno e vivo, vetrina per giovani attori e registi che hanno l’opportunità di veicolare a quante più persone possibili il proprio messaggio, in una terra incantevole>>.

Bellezza, potenza dei contenuti, volontà di proiettare il talento verso lidi fortunati partendo dalla storia densa della nostra Regione. Tutti ingredienti indispensabili per una ricetta godibile.

Cinema, giornalismo e sguardo sul mondo: l’esperienza di Laura Delli Colli.

Magna Graecia Film Festival 1 2023 Calabria ContattoCome è possibile conciliare l’amore per il grande schermo alla volontà di farne un filtro per la decodifica del reale?

L’esistenza professionale ed umana di Laura Delli Colli potrebbe riassumersi in questo quesito che a pensarci bene cela pure una vocazione e una spiccata capacità di analisi.

La giornalista, scrittrice, autrice, presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) che assegna annualmente il Nastro d’argento ai film, agli attori, agli autori e agli operatori del cinema italiano, in una chiacchierata serale e mattutina con il giornalista Antonio Capellupo (cui si è aggiunto anche il presidente della Calabria Film Commission Anton Giulio Grande) ha ripercorso la sua carriera e seminato interessanti riflessioni.

Inevitabilmente il germe della passione fotografica si è fatto strada in lei, figlia e nipote di due grandi direttori della fotografia, Franco e Tonino. Le maestranze cinematografiche non erano però flessibili come oggi rispetto alla presenza femminile, così dovette incanalare la sua passione per la settima arte nella parola.

<<Gli inizi come stagista pronta ad occuparmi di qualunque argomento per poi partecipare alla stesura dei numeri zero di “La Repubblica” e in seguito diventare inviata per “Panorama”, mi fanno pensare a quanto nonostante avessi chiara la mia strada, la gavetta sia stata importante. Ai giovani del Sud ma non solo, posso dire di proporsi senza remore, di sperimentare, sfruttando pure le nuove tecnologie. Si può anche iniziare a farsi conoscere cominciando a scrivere su  un sito strutturato ma avendo ben chiaro che occorre studiare e considerarlo un punto di partenza e non di arrivo>>.

Guardando alle trasformazioni del cinema e del giornalismo, la professionista ha poi lanciato alcuni spunti per leggere costruttivamente il presente.

<<Siamo in un tempo rivoluzionario in cui è importante rispondere alle macro notizie, proponendo un giornalismo di approfondimento senza dimenticare il valore memoriale della forma documentaria, a cui il vostro festival è molto sensibile. Scrivendo “Fare Cinema” e cimentandomi nella fortunata serie di volumi “Il gusto del cinema”, ho compreso che il pubblico vuole appassionarsi al dettaglio, che sia il retroscena di un mestiere o il sapore di un piatto che esteticamente incarna il simbolo di un’epoca, di un territorio, scandisce il tempo diventando un protagonista della scena. Mai come adesso occorre una commistione tra giornalisti della vecchia guardia e nuove leve (come accade ai Nastri d’Argento), così da poter scambiarsi i saperi ed offrire un quadro robusto ma fresco del reale. Il critico cinematografico (sebbene io non ami definirmi tale) deve avere ben presente che l’epoca del divismo è tramontata (come emerge dal mio libro dedicato a Monica Vitti), che è insensato pensare a paragoni artistici ed occorre mantenere la giusta distanza rispetto ai personaggi con cui ci si relaziona per non oltrepassare il confine del fanatismo risultare parziali nel giudizio>>.

Rispetto allo stato di salute del cinema italiano, Laura Delli Colli ha rimarcato la necessità di fare fronte comune affinché la proiezione in sala sia frutto di un percorso meritocratico basato sulla selezione qualitativa (come accaduto per i film indipendenti “Stranizza d’amuri” e “Margini”) fondata su una più lunga “gestazione” delle sceneggiature. Di fondamentale importanza è pure la possibilità di formare professionalità cinematografiche in tutti i territori del Paese, puntando sul supporto delle film commission (quella calabrese le è parsa molto attenta) per la valorizzazione territoriale e rivitalizzando le sale di quartiere, quale luogo aggregativo ed educativo.

La Colonna d’Oro tributata a Laura Delli Colli è dunque carica delle implicazioni socio-culturali di cui ha saputo farsi testimone, veicolo e delle quali fare tesoro.

Pilar Fogliati: l’ironico pragmatismo di un’attrice e regista “romantica”.


Quadruplicarsi rimanendo in sé, restituendo con un sorriso diverse sfumature della realtà? È possibile.

Lo ha dimostrato Pilar Fogliati (che avrete già conosciuto nella serie Netflix “Odio il Natale” e nella serie tv Rai “Cuori”) in concorso al Magna Graecia Film Festival con “Romantiche” la sua opera prima in veste di regista. Chiacchierando con il giornalista Antonio Capellupo (in una piacevole parentesi serale e mattutina) lei stessa ha sintetizzato la genesi e lo spirito del film.

<<Sono cresciuta con il mito di Carlo Verdone e questo film è denso della sua influenza. Quattro episodi in cui provo a dar voce a ciò che ho visto e sentito, ricalcando movenze, atteggiamenti, linguaggi e approcci alla vita di quattro donne così diverse come gli strati di Roma a cui appartengono ma simili nell’incarnare quel senso di irrisolto che mi affascinava raccontare scavando nell’intimità. Desideravo coniugare l’accezione di romanticismo onirico che alberga nell’immaginario collettivo all’idea che ci sia qualcosa di romantico anche nel fallimento. L’energia che ti porta a provare, sbagliare, ritentare  è per me qualcosa di tenero. Narrarlo in episodi brevi è stato complesso ma anche stimolante, mi ha messo di fronte alla responsabilità di esplorare la città per scegliere gli spazi giusti con piccoli mezzi e un gruppo di lavoro che doveva seguire la mia stessa direzione, ad iniziare la lavorazione di un film con largo anticipo rispetto a quanto fa un’attrice e a dover anteporre le scene più funzionali alla trama rispetto a quelle in cui recitavo meglio. Spero di essere riuscita a trasmettere quella che è diventata la mia convinzione: il romanticismo non è una chimera ma un approccio che si costruisce mettendosi alla prova e quindi anche fallendo e magari riflettendo con il sorriso>>.  

Eugenia Praticò, Uvetta Budini Di Raso, Michela Trezza e Tazia De Tiberis, dialogando con la stessa piscoterapeuta si manifestano come archetipi di una fragilità determinata e determinante ma pure autoironica ( lo dimostra il siparietto improvvisato tra Pilar Fogliati e Ubaldo Pantani che nella pellicola interpreta un sacerdote ma è noto per l’imitazione di Lapo Elkann) che sono valsi il Nastro d’Argento come miglior attrice di commedia alla protagonista e regista del lungometraggio.

Questo forse anche perché l’universo a cui dà corpo, respira tanto al centro e nelle periferie della Capitale quanto nel resto d’Italia e chissà non solo.

La sua ecletticità alle nostre latitudini, riflesso del premio conferitele Nostrum Bio (tra i partner del MagnaGraecia Food Feast), con un richiamo a Gioacchino da Fiore, non può che farci riflettere su quanto la logorroica e irremovibile Eugenia, giovane palermitana arrivata a Roma con il sogno di diventare sceneggiatrice somigli per prossimità geografica e culturale a tante ragazze calabre sospese tra aspirazioni e incertezze, condizioni in fondo trasversalmente splendide e paurose.

Giovanni Veronesi: osservatore fuori dagli schemi e tra le righe di un bel film

Cosa ci vuole per scrivere un buon film? Nel caso di Giovanni Veronesi, che con Pilar Fogliati ha plasmato la sceneggiatura di “Romantiche”, tanta intuizione e molto fiuto per una surrealtà plausibile.

<<Sono un privilegiato, faccio un lavoro che non ha orari canonici e  in cui cerco sempre di creare un’atmosfera felice. Non prendo mai l’autobus e questo significa che non ho un contatto diretto con la realtà simile a quello maturato dai geni della commedia del passato. La realtà provo a costruirla poiché quella circostante non mi piace. Non mi capita spesso di ridere ma quando ho intuito l’inclinazione trasformista ed ironicamente inaspettata di Pilar, l’ho spinta ad entrare a gamba tesa con i suoi personaggi sulle frequenze del programma radiofonico di Radio 2 “Non è un Paese per giovani” e da lì ha preso forma il film>>.

Un sodalizio fortunato confermato da entrambi che corrobora la stoffa di Talent Scout ed è valsa (in considerazione dell’apporto offerto al cinema di casa nostra) a Giovanni Veronesi la Colonna d’Oro del MGFF.

Un riconoscimento che ha permesso al regista, produttore e sceneggiatore (certo del potenziale estetico e narrativo della Calabria),di ricordare un fraterno amico, il compianto attore Francesco Nuti (che il festival ha omaggiato con un suggestivo video), affermando come ogni sua fatica professionale sarà a lui dedicata. A lui, quell’amico geniale che malgrado le sofferenze con cui da anni conviveva non avrebbe mai voluto lasciare andare, per non avvertire il vuoto che ora è incolmabile.

Sensibile, visionario, brillante, protettore di talenti e convinto che il cinema italiano prendendo esempio da quello americano ma rimodulandosi agli standard autoctoni dovrebbe fare fronte e cassa comune per tutelarsi, Giovanni Veronesi, aggiunge un tassello di freschezza al suo percorso.

 

Levante: il vento della musica incontra il cinema e gli fa da cornice.

Quanto peso ha la colonna sonora in un film? Nel caso di “Romantiche” potremmo parlare di un matrimonio d’amore o di un parto simultaneo.  Levante, la cantautrice sicula che ha incantato il pubblico del MGFF intonando i suoi successi “Canzone d’Estate” “Tikibombom” e “Leggera” (canzone che culla e descrive “Romantiche”) ha raccontato la sua esperienza di composizione e di attrice (con un piccolo cameo di sé stessa).

<<”Leggera” mi è venuta a cercare quando ero a casa di Giovanni Veronesi in Toscana. Lo vedevo insieme a Pilar “giocare “a costruire il film mentre un foglio bianco digitale si riempiva dei loro botta e risposta. Avevo proposto già due brani ma non ci convincevano. “Leggera” è nata lì, in quell’atmosfera ludica ma seria che mi ha permesso e di questo sono molto contenta, di mettere tra parentesi la “pesantezza” che spesso traspare nei miei testi. Ho capito che è possibile trasmettere un messaggio anche cavalcando una trama  di matrice comica  mi sono divertita pure a creare una base da discoteca. È stato liberatorio>>.

Ripensando alla sua interpretazione e al volto della nostra regione ha affermato:

<<Le colonne sonore dei film potrebbero diventare la mia passione ma tornerei a recitare solo se potessi interpretare me stessa, la sola verità che conosco. In Calabria ho scoperto un mare bellissimo e dei cugini acquisiti, dei quali capisco il dialetto e la cultura. Tutte le terre del sud emanano e meritano luce “siamo terre mai viste prima, solo noi”>>.

Questa autocitazione è il segno di quanto la meridionalità permei la direzione musicale di Levante. Da “Santa Rosalia” a “Lo stretto necessario” (una poesia in musica condivisa con Carmen Consoli), il Sud torna in sembianze più o meno palesi, cristallizzando la sua opera presente, passata e futura.

Claudia, che nelle vesti di cantautrice, se già si era occupata di scrivere un brano poi accostato alla serie Netflix “Baby 3” (Vertigine) stavolta, con “Leggera” ci consente di fare i conti con il peso piuma dell’equilibrio tra introspezione e catarsi, che si mescola con le vibrazioni di “Dall’alba al tramonto”, un’altra sua creatura di note.

Levante acrobata dell’aria a Catanzaro, la citta del vento, conquista la colonna d’oro e porta a casa il dono di Nostrum Bio dedicato a Costanza d’Altavilla, rendendo materia la sua indipendenza che è già un’icona musicale e vitale.

Leonardo Metalli e l’altro Pavarotti.

Ogni festival che si rispetti ha le sue chicche e la prima non poteva che arrivare da un amico e cronista del Magna Graecia Film Festival: Leonardo Metalli.

Il giornalista Rai che ha seguito con servizi ad hoc l’intera kermesse, ha presentato al Chiostro del Complesso Monumentale del San Giovanni di Catanzaro il suo docufilm: “Voglio vivere così… e felice Canto! Pavarotti la storia vera”.

<<La volontà era quella- ha spiegato brevemente Metalli al pubblico del Festival- di svestire il celebre tenore dei panni del mito e riscoprine l’umanità dall’infanzia fino al successo planetario>>.

Un progetto prezioso disponibile su Rai Play che riporta alla mente come uno degli ultimi allievi di Luciano Pavarotti fu proprio il catanzarese Stefano Gagliardi, ospite delle passate edizioni del Magna Graecia Film Festival.

Musica, immagini, testimonianze hanno tenuto accesa la fiamma magnogreca di un festival che a vent’anni ha ancora tutto da scrivere e vivere.

Calabria Contatto continuerà a raccontarlo!

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Autore

Silenziosa osservatrice dalla penna loquace. Classe 1995. Convinta che per raccontare il mondo con spiccata vena poetica occorra conoscerne le dinamiche interne è laureata in Sociologia presso l’Università degli Studi "Magna Graecia" di Catanzaro e studia Metodi e linguaggi del giornalismo presso l’Università degli Studi di Messina. Collabora con diverse testate giornalistiche del territorio, scrive per necessità emotiva qualcosa che somiglia alla poesia. Ama la sua Calabria, terra di contraddittoria bellezza.

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