Un cinema che ascolta il silenzio delle terre e delle coscienze
C’è un luogo dove il mare e la montagna si intrecciano senza confini, dove le ferite della terra diventano poesia, dove il silenzio si fa voce. È la Calabria di Il mare nascosto, film scritto, diretto e prodotto da Luca Calvetta, dove ogni inquadratura respira, ogni luce racconta e ogni volto sussurra storie dimenticate. Un viaggio tra memoria e sogno, tra l’intimità dei luoghi e l’universalità delle emozioni, dove la Calabria diventa specchio e orizzonte insieme.
Abbiamo avuto il privilegio di dialogare con il regista, scoprendo come la sua poetica unisca politica, cinema, teatro e musica in un unico flusso vitale, un nuovo modo per dire “Io sono Calabria”.
Luca Calvetta ci accompagna così tra le pieghe del suo lavoro.
«Tra Il mare nascosto, un lungometraggio che unisce documentario, teatro e finzione, e Il paese interiore, un breve documentario ispirato all’opera dell’antropologo Vito Teti, c’è una continuità esplicita, rivendicata, sognata, a livello visivo e a livello tematico, con un cameo perfino dello stesso Teti a simboleggiarla, anche se Il mare nascosto ne dilata i temi, vi aggiunge prospettive e interpretazioni. In effetti, il vero protagonista del film sono i luoghi, oltre naturalmente agli attori. Ed è proprio dai luoghi che sono partito, dalla bellezza e dalle ferite del territorio, dalle tracce di poesia che permangono accanto al cemento, alla ruggine, alla violenza dell’uomo sulla natura. Cercando di trasformare, come dico spesso, il “non finito” in infinito.Ma l’uno e l’altro, al di là dei temi, della trama, dei pretesti narrativi, condividono una medesima tensione emotiva: il mio sguardo sul mondo, una visione che vuole essere al contempo poetica e politica. Il mare nascosto è allora, da un lato, un luogo reale, dove si consuma la tragedia di chi naufraga in cerca di una vita dignitosa, e dall’altro lato un luogo simbolico, dove provano a trovare spazio le voci degli ultimi, il grido di tutte le persone che chiedono di esistere e accedere ad un cono di luce. Le persone reali e tutte quelle che portiamo dentro, nella pluralità della nostra anima» – precisa Calvetta.
Un creativo tra radici e contaminazioni
Un regista nato a Ginevra, che ha costruito la propria vita tra Roma, Parigi e Bruxelles, muovendosi costantemente fra lingue, culture e prospettive differenti. Laureato in Scienze Politiche e con un dottorato in Teoria Politica conseguito alla Luiss Guido Carli di Roma, ha maturato esperienze presso le Nazioni Unite di Ginevra e nel settore della comunicazione culturale a Parigi. Il World Economic Forum di Davos lo ha selezionato come Young Global Shaper. Dopo sette anni a diMartedì, il programma di Giovanni Floris su La7, dove seguiva i contenuti culturali e di approfondimento, ha collaborato con la Rai per quattro edizioni della serata conclusiva del Premio Campiello al Teatro La Fenice di Venezia.
Nonostante lo spirito internazionale, mantiene un forte legame con la Calabria, regione da cui proviene la sua famiglia paterna. Proprio lì ha trovato l’ispirazione per il documentario Il paese interiore, disponibile liberamente su Vimeo, che ha ricevuto attenzione da Il Sole 24 Ore, La Repubblica, La Gazzetta del Mezzogiorno e numerosi media locali.
La sua riflessione ci conduce più a fondo nel cuore del progetto Il mare nascosto:
«Avevo bisogno di un pretesto per compiere un viaggio che fosse insieme una scoperta dello spazio e dei luoghi (abbiamo percorso quasi 30 mila km in Calabria), come dicevo, e un’iniziazione, quindi un viaggio reale e filosofico al contempo. Per fare questo ho però trasposto la favola di Saint Exupéry nella nostra realtà, l’ho rovesciata, manipolata, contaminata con la mia stessa scrittura e con quella di autori come Pasolini, Darwish (il grande poeta palestinese), Romain Gary… per rompere ogni distinzione tra presente e passato, immaginazione e realtà, tra un Sud determinato e ogni Sud del mondo, proprio perché il Sud non è un luogo, ma una condizione dell’anima, dunque universale. Quel che ho voluto tentare nella scrittura era dare voce ai senza voce, agli ultimi, o, come direbbe proprio Pasolini, ai “banditi”. Il mare nascosto vuole valicare ogni confine temporale, geografico e simbolico. Vuole superare la separazione tra cinema e teatro, tra documentario e video arte. Tra sogno e realtà» – ribadisce Calvetta.
Il viaggio nel film si intreccia con la dimensione dei luoghi e delle montagne, che Calvetta considera spazi di rivelazione e introspezione. In questo contesto, la luce accesa dalla scrittrice Doris Bellomusto con un brano tratto dal blog #RosaForte si innesta naturalmente, offrendo a noi di Calabria Contatto un ulteriore sguardo sul carisma montuoso:
“Non sono credente, ma a volte penso al volto femminile di Dio, al fatto che in molte religioni le figure femminili sono legate all’acqua. Venere nasce dalla schiuma del mare, per esempio. In Aspromonte le fontane nei boschi ospitano tutte l’icona della Madonna di Polsi. Io ho sempre creduto che le dee siano archetipi d’amore. L’amore viene e va, acqua di fiume che niente trattiene, al mare arriva, conta le onde, canta i desideri, mescola il tempo e si fa pesce grande o magica sirena, alga o ippocampo, paguro, medusa, muta creatura del mare. Solo in acqua può stare l’amore, senza gravità, senza temere ossidazione. Bisogna pensarsi pioggia e polvere, lasciarsi andare alla corrente, abbandonarsi al flusso delle cose, del tempo, alle nostre ossa rotte, alla pelle che invecchia. Occorre sapersi scucire la pelle, indossare la fantasia, accogliere il mistero custodito nel guscio delle uova, nel bocciolo della rosa nuda e senza nome. Occorre non essere creature terrestri, farsi astro e sasso, abbandonarsi al letto del fiume, lasciarsi rapire dalle stelle, non restare mai con i piedi per terra. Occorre radicarsi al cielo e all’onda e se si resta a terra essere ramo, pregare maturando, mettendo a frutto tutto l’amore che c’è. #frammentidiunmondopiccolo”
Voci e volti di un’esperienza immersiva
Cruciale per il cineasta si è rivelata la scelta degli interpreti:
«Ascanio Celestini non è solo un attore straordinario (e per Il mare nascosto, la sua interpretazione è stata premiata al Tropea Film Festival 2024 e il film ha ricevuto il Premio Miglior Documentario al Magna Graecia Film Festival 2024), ma anche una persona dalla rara coerenza etica e politica. Da sempre, la sua opera e il suo impegno civile guardano ai “poveri cristi”, raccontano, esattamente come nel mio film, le vite dimenticate, le periferie, gli “scemi di guerra”, con voce ironica, poetica, coraggiosa. La sua interpretazione è stata un dono per me e per il pubblico del film perché riesce a restituire una profonda intensità emotiva con gesti minimi, con lievi modulazioni della voce, mentre ci accompagna con delicatezza attraverso i luoghi, i volti, le storie del film» – rimarca Calvetta.
La dimensione visiva e musicale diventa allora fondamentale:
«Il mare nascosto va guardato con l’anima e ascoltato con gli occhi, va pensato con tutto il corpo. […] Il silenzio e il vuoto per me non esistono. Sono solo altre forme del pieno, dell’ininterrotto accadere del mondo e delle nostre vite, fisiche ed interiori, passate e presenti. […] Con Il mare nascosto io ho voluto adottare un ritmo, una velocità diversi. E questa è una scelta artistica, prima di tutto, ma anche politica. Creare una densità poetica che riconoscesse allo spettatore la possibilità di essere presente, con le sue emozioni, la sua storia, i suoi pensieri» – sostiene Calvetta.
Un contenitore sospeso nello spazio e nel tempo
In questo continuo scambio tra passato e presente, realtà e immaginazione, la Calabria emerge come luogo dell’anima, non nominata direttamente ma evocata come esperienza universale:
«La Calabria è un luogo allo stesso tempo intimo e distante per me. Mio padre è calabrese, ma io sono nato all’estero e ho vissuto per tutta la vita tra Roma, Parigi e Bruxelles. […] Nel film, in particolare, però non ho voluto nominare nessun luogo proprio per dargli una valenza universale, metafisica quasi. La Calabria, pensiamo ad esempio all’Aspromonte, ma anche ad alcuni tratti della costa, può essere un’esperienza mistica, se vi si approssima con il giusto respiro, il giusto sguardo. Sto cominciando a ragionare su un progetto futuro, molto ambizioso, ma è ancora presto per parlarne. Per adesso sto cercando di costruire una distribuzione de Il mare nascosto coerente con la sua anima. Anzi, invito tutti a seguire le pagine social del film e a sostenerci, chiedere proiezioni nella propria città, scuola, associazione: siamo più che indipendenti, siamo i briganti del cinema, armati di luce e poesia» – dichiara Calvetta.
Guarda il trailer di Il mare nascosto → https://vimeo.com/954445660
Il mare nascosto non è solo un film: è un invito a sentire la bellezza nascosta, a entrare nella poesia dei luoghi, a guardare il mondo con occhi nuovi. È un viaggio che continua dentro di noi, ogni volta che lo si incontra, una danza di luce, mare e montagna che non finisce mai.
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