Alle radici dei Giochi Olimpici

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L'indossolubile legame tra la Calabria e Olimpia

Discobolo Olimpiadi Olimpia Romano Museo Rubrica Calabria Contatto

Discobolo : l’opera è una copia romana di quella originale in bronzo ad opera di Mirone. Fonte Wikimedia Commons. Autore After Myron , CC BY-SA 4.0.

Le Olimpiadi affondano le radici nell’antica Grecia dove si svolsero, per la prima volta, nel 776 a.C. nella città di Olimpia, da cui ne deriva il nome.
Sospese nel 393 d.C., sono state reintrodotte nel 1894 dal francese Pierre de Frédy barone di Coubertin; due anni dopo, ad Atene, si svolgerà la prima edizione delle Olimpiadi moderne.

Il termine Olimpiadi, ancora oggi utilizzato deriva dunque, dal nome della città di Olimpia dove, in antica Grecia, venivano celebrati i Giochi Olimpici nel Santuario di Zeus.

I Giochi Olimpici erano delle celebrazioni atletiche e religiose in onore di Zeus, celebrate ogni quattro anni.

Essi prevedevano, inizialmente, una sola gara chiamata Stadion, corsa su terra battuta; in seguito vennero introdotte ulteriori competizioni, molte delle quali vengono svolte ancora oggi: Diaulos (corsa sulla distanza doppia dello Stadion), Pugilato, Lotta, Pancrazio (una lotta mista a pugilato), Pentathlon (salto in lungo, lancio del giavellotto, lancio del disco, corsa, lotta), Hoplitodromos (corsa con le armi), Gare equestri (corse dei carri e dei cavalli).

Durante il periodo di svolgimento delle Olimpiadi era indetta una tregua sacra, imposta alle città eventualmente in conflitto; ciò al fine di rendere possibile gli spostamenti e la partecipazione degli atleti alle gare, favorendo così un pacifico svolgimento delle competizioni.

La competizione prevedeva un allenamento degli atleti, della durata di quattro settimane, sotto il controllo dei giudici, necessario al fine di verificare le condizioni e le prestazioni degli atleti in gara.

La nascita delle Olimpiadi

La nascita delle Olimpiadi è legata al Mito: secondo una prima teoria i Giochi Olimpici erano dei Giochi Funebri istituiti in onore dell’eroe Pelope che diede il nome al Peloponneso, per ricordare la vittoria di Pelope su Enomao, sfidato nella corsa con i carri per ottenere la mano di sua figlia Ippodamia. L’episodio mitico è raffigurato su uno dei due frontoni del Tempio di Zeus Olimpio.

Secondo un’altra versione, la nascita delle Olimpiadi è attribuita all’eroe ed atleta Eracle il quale, giunto in Elide per compiere una delle sue fatiche, avrebbe fondato nei pressi del fiume Alfeo, il culto di suo padre Zeus Olimpio, da cui la città prese il nome.

Curiosità

In antica Grecia gli atleti gareggiavano nudi e si cospargevano il corpo di olio prima della presentazione. Il culto del corpo era molto importante e solo i barbari avevano timore di mostrare i loro corpi nudi. Secondo un racconto della tradizione, un corridore perse un drappo inciampando su di esso e, da allora, tutti si tolsero il drappo.

Donne e schiavi non potevano partecipare alla competizione, le donne sposate non erano neanche ammesse nel pubblico, mentre potevano accedere le giovani donne e le vergini.

In realtà le condizioni del pubblico non erano confortevoli: la gente comune doveva dormire all’aperto, per terra oppure sotto i porticati, dato che l’albergo presente ad Olimpia era riservato all’ospitalità delle personalità più importanti.

L’importante è vincere

Sebbene questa massima sembra sposarsi male con l’odierno principio “l’importante è partecipare”, in antica Grecia non era solo molto importante partecipare alle gare, ma soprattutto vincere; gli atleti ambivano alla gloria e all’immortalità che solo la vittoria poteva garantire loro. Le gare si svolgevano nei pressi del Santuario di Zeus, luogo più sacro del mondo antico; gli atleti offrivano continuamente sacrifici alle Divinità che prestavano grande attenzione ai risultati sportivi; secondo il mito, le stesse Divinità avrebbero gareggiato ad Olimpia nei primi tempi.

Dopo la vittoria, gli atleti erano osannati, ospitati con grandi onori dalle città e cantati dai Poeti più importanti.

Come si legge nei versi di Olimpica I del poeta greco Pindaro:

Ottima l’acqua, l’oro come avvampante fuoco

Sfolgora nella notte sulla superba ricchezza;

se i premi agonali cantare

tu vuoi, mio cuore,

non cercare con lo sguardo un astro

del sole più caldo, nel giorno splendente

attraverso l’etere vuoto

né gara più eccelsa di Olimpia celebriamo,

da dove l’inno famoso incorona

con i pensieri dei poeti, che onorino

il figlio di Crono, giunti alla ricca

beata dimora di Ierone.

Pindaro, Olimpica I

Il mito di Milone e dei crotoniati

Tra gli atleti più gloriosi dell’antichità è doveroso ricordare Milone di Crotone, figlio della potente colonia greca di Kroton vissuto nel VI secolo d.C.

Milone Crotone Statua Olimpiadi Rubrica Calabria Contatto

Milone di Crotone, scultura di Pierre Puget (Parigi, Museo del Louvre). Fonte Wikimedia Commons Autore: Pierre Puget , CC BY-SA 3.0.

Milone, che oltre a essere un atleta fu uno tra i più eroici combattenti dell’antichità, sposò la figlia di Pitagora e divenne per sempre uno dei simboli di Kroton.
Kroton fu a lungo la patria di molti tra i migliori atleti dell’antichità. Nel 516 a.C. , durante la sessantasettesima Olimpiade, i contendenti della finale della lotta erano entrambi crotoniati: Milone e il giovane Timasiteo. Quest’ultimo, giunto al momento del combattimento si inginocchiò rinunciando alla gara; forse per mostrare rispetto a Milone che, in quell’occasione, vinse la sua settima ed ultima Olimpiade.

La gloria e il vino Krimisa

La cerimonia di chiusura prevedeva la premiazione dei vincitori di tutte le gare con la consegna di una corona intrecciata con rametti di ulivo sacro; i vincitori erano chiamati uno a uno dagli araldi e sfilavano trionfanti davanti al pubblico.

Agli atleti veniva offerto il Krimisa o Cremisa, vino che è considerato l’antenato del Cirò: si credeva che aumentasse la massa muscolare e, dunque, la qualità delle prestazioni; i Sacerdoti della fiamma olimpica lo utilizzavano per sugellare la tregua olimpica.

Il Cirò rosso è un vino molto antico della nostra regione che risale alla prima colonizzazione da parte degli Enotri, sulle coste calabresi. Gli Enotri iniziarono a coltivare la vite e, in seguito, i coloni greci ne svilupparono il processo di vinificazione ed il commercio.

La vite, connessa all’elemento terra, incarna la forza vitale e, nella mitologia greca, era simbolo di Dioniso, divinità dell’ebbrezza e della liberazione dei sensi e considerato simbolo dell’immortalità e della forza vitale.

Il Cirò rosso venne offerto alle Olimpiadi di Città del Messico, nel 1968, per rievocare le antiche Olimpiadi.


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