La Basilica

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La conquista normanna della Calabria

Ci troviamo di fronte alle rovine di un edificio religioso che doveva essere imponente. Iniziamo l’itinerario nel Parco di Scolacium dalla tappa finale della storia del sito. Siamo infatti in pieno Medioevo, a cavallo fra l’XI e XII secolo: la Calabria, come gran parte del sud Italia, è sotto il dominio bizantino. Sono questi i secoli in cui i Normanni, guidati da Roberto il Guiscardo e dal fratello Ruggero d’Altavilla, vanno alla conquista del sud Italia; infatti, se inizialmente i Normanni combattono come mercenari nelle rivolte anti bizantine, con il Concordato di Melfi del 1059 Roberto il Guiscardo si dichiara vassallo del papa Niccolò II, ottenendo in cambio il titolo di Duca di Puglia e di Calabria.

La conquista normanna della Calabria presuppone anche una “latinizzazione” del territorio: se infatti i bizantini praticavano il cristianesimo di rito greco, i Normanni, devoti alla Chiesa di Roma, fondano nuovi monasteri e basiliche di rito latino.

S. Maria della Roccella

Una delle chiese volute dai Normanni è la Basilica di S. Maria della Roccella, sotto la diocesi del Vescovo di Squillace, e che, posizionata all’imbocco dell’Istmo fra i due mari, faceva da contraltare alla precedente Basilica di Santa Maria sorta nel 1062 presso l’attuale Sant’Eufemia, nella piana di Lamezia Terme. La datazione di S. Maria della Roccella oscilla fra la fine dell’XI sec. e i primi decenni del XII sec.: probabilmente la costruzione non fu mai portata a termine: di questo non si conoscono ancora le ragioni. Viene citata la sua esistenza durante epoche successive in cui venne anche riutilizzata come fortilizio a difesa della costa.

Un disegno della fine del ‘700 ci mostra la basilica e il paesaggio circostante: fu realizzato da Claude Louis Chatelet al seguito del viaggiatore Richard de Saint-Non, uno dei molti visitatori stranieri che, a partire dalla fine dal XVII sec., percorrono itinerari in Italia alla riscoperta delle antiche civiltà greche e romane.

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La conformazione della nostra basilica rispecchiava molti dei canoni delle chiese normanne del periodo: una planimetria a croce latina (in cui il braccio della navata principale risulta più lungo rispetto agli altri bracci della croce); la zona dell’altare, accessibile tramite gradini, caratterizzata da tre absidi semicircolari finestrati e a profondità diverse (tutt’ora visibili). Gli interni dovevano essere sobri, con un tetto a capriate in legno e tegole.

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Planimetria della basilica di S. Maria della Roccella

All’esterno le facciate erano caratterizzate da una muratura in laterizi su cui una successione di archi ciechi e finestrati correva lungo tutto il perimetro.
La facciata principale doveva avere un grande portale sormontato da un grande arco finestrato (oggi vediamo un’apertura ovale, reinterpretazione di fantasia fatta durante un restauro dei primi del 900).

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Ricostruzione della basilica – a cura di Capware, Tecnologie per la cultura

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