La necropoli Bizantina

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Impiantata tra il VI e il VII secolo d.C., ci racconta della vita della Scolacium bizantina. E’ possibile distinguere due periodi di vita della necropoli: la prima fase presenta delle tombe orientate verso il mare e dotate di corredo funebre, la seconda è caratterizzata da tombe semplici e prive di corredo in seguito all’affermarsi del cristianesimo in tutta la Regione. Le tombe avevano delle coperture che si sono perse a seguito delle spoliazioni avvenute nei secoli.

All’interno delle sepolture, oltre ai manufatti in metallo e in vetro sono state ritrovate le tipiche brocchette ed anforette chiamate “scolacensi”, proprio perché prodotte in loco: si tratta di brocche a due anse, realizzate molto probabilmente in serie e destinate esclusivamente al mercato funerario (sono visibili nel Museo).
La necropoli di epoca bizantina restituisce un periodo importantissimo di Scolacium, quello successivo alla caduta dell’impero romano. Infatti a seguito del tremendo terremoto del IV d.C. e la successiva caduta dell’Impero Romano d’Occidente e della sua classe dirigente, la città cambia conformazione e funzioni, spostandosi sulla collina del teatro.

Cassiodoro

A partire dalla fine del V sec. d.c. la Scolacium bizantina vive una fase importante documentata dall’ascesa di un personaggio importantissimo che ha dato lustro e magnificenza alla Calabria: Flavius Magnus Aurelium Cassiodorium, per tutti Cassiodoro.

Nato a Scolacium intorno al 490 d.C. da una ricca famiglia siriaca, mandato a studiare alla corte del re degli Ostrogoti, Teodorico, e divenne rapidamente il più grande burocrate della sua corte. Ricoprì la carica di Quaestor di Teodorico (segretario particolare), Console Ordinario, Corrector Lucaniae et Brutiorum, Praefectus. Uomo di stato e grande letterato, ci ha lasciato la sua più grande opera “Variae” nella quale descrive la città natale regalandoci una istantanea della città e del territorio circostante.

Durante la guerra greco-gotica in cui Giustiniano, Imperatore romano d’Oriente riconquista gran parte della penisola italiana, di Cassiodoro si perdono le tracce: dopo alcuni anni si attesta di nuovo la sua presenza a Scolacium dove, poco distante, nei pressi dell’attuale località di Copanello di Stalettì, fonderà il Monasterium Vivariense, detto Vivarium: in questo luogo ascetico vicino al mare, oltre alla preghiera, i monaci si dedicheranno all’allevamento dei pesci, scavando delle vasche nella scogliera (ancora esistenti e visitabili) ed alimentate dal mare. Cassiodoro qui istituisce una nuova attività: uno Scriptorium nel quale i suoi monaci si dedicheranno alla raccolta e riproduzione di manoscritti greci e latini, uno dei primi luoghi in Europa destinati a tale preziosa attività, poi ripresa dai monaci benedettini, e che ha contribuito a tramandare la cultura classica fino a noi.
Cassiodoro Scolacium Calabria Contatto

Testi tratti da: Cassiodoro, Variae, XII, 15

DESCRIZIONE DI SCOLACIUM

“Scylaceum, prima fra le città dei Bruzi, che si crede fondata d Ulisse, distruttore di Troia…. posta sopra il golfo di Taranto,
pende come un grappolo dai colli, non perchè si inorgoglisce della difficile ascensione, ma per volgersi a mirare i campi verdeggianti e il ceruleo dorso del mare. Essa guarda al sole nascente dalla stessa sua culla, quando il giorno che sorge non mandi innanzi come messaggera l’aurora: che subito, quando comincia a nascere, il vibrante calore del sole le mostra la sua fiaccola…
..Gode la città di luce perspicua; dotata anche di mite temperatura, ha inverni solatii, sente refrigerate le estati, e senza alcun disagio vi si vive, dal momento che non si temono stagioni inclementi. Qui anche l’uomo si sente più libero, poichè il clima temperato in tutte le cose fa sentire la sua virtù.”

DESCRIZIONE DEL TERRITORIO

“A quelli che vivono in città non è tolto neanche lo spettacolo di chi fa nei campi un giocondo lavoro. Si vedono ovunque copiose vendemmie e la pingue trebbiatura delle aie; si rivela nei prati il volto dei verdi olivi. Non ha bisogno dell’amenità dei campi colui cui è dato di veder tutto dalla città. E poichè essa non ha mura, potresti crederla città rurale, e potresti insieme giudicarla una villa urbana…”

DESCRIZIONE DELLE VASCHE DI CASSIODORO

“La città è anche ricca di delicatezze marine, possedendo vicini vivai, che noi stessi facemmmo costruire. Infatti ai piedi del monte Moscio, scavate le viscere petrose, facemmo penetrare, ridente visione, i flutti del mare. Dove le schiere di pesci, che giuocano in libera cattività, riempiono di diletto l’animo e per l’ammirazione fanno gioire lo sguardo. Corrono avidi verso le mani degli uomini e, prima che divengano cibo, cercano il cibo. L’uomo pasce le sue delizie e, mentre ha il potere di prenderle, spesso avviene che, soddisfatto, tutta la preda lasci nel vivaio.”

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