Terra Nuda

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In Calabria mi riscopro nuda. L' introspezione geo emozionale di Doris Bellomusto

Terre del mondo e "nudità " calabra che si disvelano tra le parole

Terra Nuda – Contrasti emozionali

Io la Calabria non lo saprò spiegare mai, né a me né ad altri. So che mi fa rabbia, so che mi commuove, so che mi dà i brividi, so che mi indigna. Mi irrigidisce il cuore lo sgomento degli intollerabili abusi (edilizi e non), poi un tramonto mi scioglie quello stesso cuore e mi concede tregua. So che qui gli alberi pregano con ardore, come forse solo in Africa può accadere. So che la storia ha dato e preso tesori, so che qui la storia da sempre, nel bene e nel male, la scrivono gli altri o così pare a me. So che la Calabria fatica a riconoscere la sua identità, ma forse, come per tutte le cose, l’identità non è unica, è molteplice. E allora bisognerebbe dare spazio a chi? A chi ne rispetta la terra, il mare, i cristiani, i cani, i vicoli, i tetti, i marciapiedi, le strade, i laghi, i fiumi, le finestre a cui non si affaccia più nessuno, il cielo.

Passeggiare per il mondo

Ogni volta che ritorno cammino a lungo, penso al mio paese, al senso di abbandono e di resa. Ritrovo con fatica i ricordi che fanno di me una donna sempre un poco in disordine, distratta e sbreccata, come le ceramiche usurate dal tempo, ma che non si buttano perché contengono troppa memoria. Cammino e ascolto la verità di un posto che assomiglia a tanti altri in Calabria, in Sicilia, in Campania ma, forse, anche in Argentina, in Messico, in Brasile potrebbero esserci posti così sinceri e nudi. Il mio paese in certi angoli è brutto, incompleto, disordinato, sfatto, rovinato, distrutto, decadente. Ma io più cresco più mi convinco che in questa nudità siano nascosti nuovi semi di consapevolezza. Non assomiglia a niente il Sud, è violento e abusato e urla, chiede di essere preso così, curato, ricucito, rianimato. E mi restano negli occhi case abbandonate e un girasole all’ombra.

Vibrazioni del ritorno

Quando torno in Calabria vivo sempre una trasformazione. Non la subisco, la scelgo e la indosso, ma richiede pazienza perché oggi volta rientrare nella mia pelle calabrese richiede aggiustamenti, è come se un sarto magico e invisibile mi prendesse le misure. E sempre ho l’impressione che questi nuovi abiti in realtà non mi vestono, mi spogliano dei pensieri ordinati, ordinari e finisco sempre col sentirmi più nuda.


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