Viaggio tra le parole: fragilità

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Fragilità è una parola nuda e semplice.

Fragilità è una parola nuda e semplice. Non ha bisogno di orpelli e filtri per mostrare la sua raffinata profondità, tenera e terrena. È im-pudica: si spoglia senza vergogna, senza trucco e senza inganno, senza filtri né veli. Si definisce e si rivela attraverso gesti quotidiani, come un bacio, una lacrima, un sorriso. Ci accompagna per tutta l’esistenza, nella stanchezza ardente del sangue che scorre nelle vene.

Ci viene accanto con la promessa viva di un’aurora e la certezza del tramonto, come un grande tesoro che si potrà conoscere e possedere fino a sazietà (Cesare Pavese, Le Poesie). Fragilità è una parola da maneggiare con cura, da manutenere, prendere e condurre per mano: richiede attenzioni costanti e premure continue, per non perdersi e frantumarsi. Cerca un’àncora mentre definisce l’ancòra nel divenire dell’esistenza.

Fragilità è una parola forte e coraggiosa, eppure “Abbiamo timore di essere fraintesi, di finire alla mercé di chi ci sta di fronte. Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere” (Alda Merini). Fragile è il nostro essere fra molti. Fragili sono i legami, perché siamo frattali, fatti a mille piani e altrettante sfaccettature, fra un indefinito sé e un indefinito altro.

Nasciamo da corpi e illusioni altrui, all’interno di azioni già accadute e altre che accadranno, eppure siamo liberi di orientarci e orientare la nostra bussola verso sensi e controsensi unici e irripetibili. Nascere è un destino plurale e insieme individuale e la fragilità può svelarsi come nostro bene più prezioso solo all’interno della relazione con l’altro, come ci ricorda Hannah Arendt.

Se quindi siamo chiamati a essere attraverso il nostro stare nel mondo, dobbiamo soprattutto fare i conti con la nostra vulnerabilità, che prende forma proprio grazie all’altro e alle sue fragili in-certezze, perché «parte del nostro esistere risiede nell’anima di chi ci accosta» (Primo Levi, Se questo è un uomo). Il confronto diventa incontro e alimenta l’esercizio della cura, che ci ripara e protegge. Fragilità è una parola che abita in un tempo sospeso, proteso tra un passato che non è più e un futuro che non le appartiene ancora.

Vive la fugacità del presente, fatta di attimi che si succedono senza soste e, in questo divenire dell’essere, sottoposto a moti perpetui apparentemente uniformi, che spesso vanno in direzione ostinata e contraria, prende forma e si definisce. Fragilità è una parola che sta in equilibrio; è ferita e feritoia, taglio e cucitura. Sta in bilico tra due infiniti: il nulla e il tutto. E noi siamo come canne al vento, in balìa degli eventi e degli accadimenti, fragili in natura, ma siamo anche pensanti, alla ricerca del senso della nostra esistenza e condannati a non trovarlo (Blaise Pascal, Pensieri).

Siamo frammenti di ciò che ci appartiene e che non sarà mai pienamente nostro, eppure ostentiamo forza e fortezza, coraggio e tenacia, perché ”Ci sono uomini che sono troppo fragili per andare in frantumi. A questi appartengo anch’io” (Ludwig Wittgenstein). Fragile è una parola ferita, violata e violentata dalla logica del potere a ogni costo, eppure essa sa fiorire nel deserto (la ginestra) e ricucire con fili d’oro le proprie crepe e fratture (arte giapponese del kitsugi).

Fragilità è una parola che spezza e infrange le nostre certezze. È condizione e contraddizione, destino e destinazione, tutto e il contrario di tutto. È in questo contrasto che si identificano anche i caratteri tipici della tragedia greca: la contrapposizione tra due forze uguali e opposte, il desiderio di non soffrire, pur consci delle nostre fragilità, e l’istinto naturale che ci porta a vivere in comunità. La natura umana è “qualcosa che nonostante la sua fragilità possiede una particolare bellezza perché inseparabile dalla sua intrinseca debolezza” (Martha Nussbaum, La fragilità del bene. Fortuna ed etica nella tragedia e nella filosofia greca).

Fragilità è poesia: fa rima con passione, forza accecante e accerchiante. E noi, che volteggiamo come la povera foglia frale tra tempi e stagioni della vita, tra turbini e tempeste, sapendo che fragile è tutto ciò che separabile, come l’amore, le promesse e la libertà; noi che siamo fragili in quanto esseri umani; noi, uomini ed eroi, come Achille e il suo tallone; noi… facciamo di fragilità virtù, perché ci vuole un gran bel coraggio per essere fragili!


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Autore

Elisa ama l’Arte “allo stato puro”, in tutte le sue forme, manifestazioni e direzioni, soprattutto se “ostinate e contrarie”. Insegnante di Scuola primaria, si occupa di Laboratori di lettura, narrazione e Filosofia con i bambini. Laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Messina, collabora con diverse Associazioni culturali su scala nazionale e internazionale. Si occupa della Rubrica di “Recensioni di Libri per ragazzi” su “Amica Sofia Magazine” ed. Rubbettino Collabora con l’Associazione Gutenberg Calabria, sezione Ragazzi (premio Andersen 2019). È membro della Giuria Premio Mario Lodi. Collabora con la libreria Ubik di Catanzaro in occasione di eventi di presentazione di libri e incontri con autori.

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